pelle leopardo
GEAPRESS – Il fatturato annuale della criminalità ambientale, ammonta ormai a 213 miliardi di dollari. Lo ha riferito ieri l’Interpol che ha subito specificato come le organizzazioni criminali specializzate in questo settore finanziano milizie e terroristi tanto da arrivare a minacciare la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. I dati sono desunti da un nuovo rapporto dell’ United Nations Environment Programme (UNEP) e dell’INTERPOL.

Per illustrare le dimensioni del fenomeno basti dire che un solo gruppo terroristico che opera in Africa orientale, fattura ogni anno una cifra compresa tra i 38 ed i 56 milioni di dollari  grazie al commercio del carbone. Nel complesso, milizie e gruppi terroristici che prosperano grazie ai numerosi conflitti in corso, possono guadagnare da 111 a 289 milioni di euro l’anno con la tassazione illegale sul commercio di carbone.

Vi è poi il commercio illegale di fauna selvatica e altri prodotti del legno che fatturerebbe, sempre secondo l’Interpol, tra i 4 ed i 12.2 milioni di dollari annuali. Da segnalare, a tal proposito, il cammercio di avorio di elefante nell’Africa centrale, che causa  una significativa riduzione delle popolazioni di elefanti africani.
Una situazione molto grave che richiede azioni volte a rafforzare l’azione contro le reti criminali organizzate che ne traggono profitto.

Al di là degli impatti ambientali immediati – ha dichiarato Achim Steiner, Sottosegretario Generale e Direttore Esecutivo dell’UNEP – il commercio illegale di risorse naturali sta privando le economie in via di sviluppo di miliardi di dollari che finiscono nelle tasche dei criminali. Lo sviluppo sostenibile, mezzi di sussistenza, il buon governo e lo Stato di diritto sono tutti minacciati, mentre ingenti somme di denaro affluiscono alle milizie ed ai gruppi terroristici. Questa situazione rivela come le risposte fino ad oggi messe in atto non sono state commisurate alla crescente minaccia per la fauna selvatica e l’ambiente“.

DISBOSCAMENTO ILLEGALE
Il disboscamento illegale ed il commercio del legname fattura una cifra compresa tra i 30 ed i 100 miliardi di dollari all’anno, ovvero dal 10 al 30% del commercio totale di legname a livello mondiale. Si stima che dal 50 al 90 % del legno commerciato in alcuni paesi tropicali provenga da fonti illegali. Da sottolineare l’occultamento di tale legno all’interno di traffici legali.

Per lo smercio della cellulosa, verrebbero  utilizzate società disposte ad incanalare il legname illegale, attraverso spedizioni di legno e pasta di cellulosa  prodotti da piantagioni autorizzate. Questi metodi riescono ad eludere i controlli doganali vigenti. Da segnalare due mercati in particolare: quello degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Sulla base dei dati di Eurostat, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) ed il Tropical Timber internazionale Association (ITTO), l’UE e gli Stati Uniti importano annualmente circa 33,5 milioni di tonnellate di legno tropicale. Si stima che il 62-86 % del legno tropicale illegale,  entra nella UE e negli Stati Uniti sotto forma di carta, polpa o trucioli di legno.

In Africa, il 90 per cento del legno consumato viene utilizzato come combustibile. La produzione ufficiale di carbone è di 30,6 milioni tonnellate nel 2012, per un valore compreso tra 9.2 e 24.5 miliardi di dollari all’anno. Il solo commercio di carbone non regolamentato comporta una perdita di introiti per i paesi africani pari a 9 miliardi di dollari.

Gli utili prodotti dal carbone non regolamentare sono compresi tra 2.4 e 9 miliardi di dollari. Cifre più alte rispetto al traffico di droga.

Con la crescita demografica prevista ed i processi di urbanizzazione in atto,  la domanda di carbone è destinata a triplicare nei prossimi  tre decenni, con i danni conseguenti non solo per la deforestazione ma anche per l’inquinamento ed i problemi per la salute umana.

L’aumento della domanda di carbone permetterà a sua volta di accrescere il potere d’acquisto dei gruppi armati come le organizzazioni terroristiche.

 

FAUNA E FLORA
Il commercio illegale di fauna e flora (escluse pesca e legname) è stato da diverse fonti stimato all’interno di una forbice compresa tra 7 e 23 miliardi di dollari annuali. Ad essere coinvolte sono diverse specie, tra cui insetti, rettili, anfibi, pesci e mammiferi. Si tratta sia di animali vivi e morti. Tra i derivati vi sono prodotti farmaceutici, alimentari, animali domestici, medicina tradizionale.

Ad essere colpite, sono numerose specie tra cui tigri, elefanti, rinoceronti, grandi scimmie e antilopi Saiga.

Il numero di elefanti uccisi annualmente in Africa è compreso tra 20.000 e 25.000 elefanti all’anno su una popolazione vivente stimata tra 420.000 e 650.000 animali. Per l’elefante della foresta, la popolazione è diminuita di circa il 62% tra il 2002 e il 2011. Il contrabbando di zanne di elefante in Asia può fruttare, come avorio grezzo, un valore compreso tra 165 e 188 milioni dollari, senza considerare quello di provenienza asiatica.

Per il rinoceronte il 94 per cento degli atti di bracconaggio colpiscono lo Zimbabwe ed il Sudafrica, che possiedono ad oggi le più grandi popolazioni rimaste. Dai  50 episodi di bracconaggio registrati nel 2007 si è passati ad oltre 1.000 nel 2013. Solo nello scorso anno il commercio di corno di rinoceronte avrebbe fatturato  tra i 63 e i 192 milioni di dollari.

Anche le stime più prudenti indicano inoltre come il commercio illegale di grandi scimmie sia ancora molto diffuso. Dal 2005 al 2011, un minimo di 643 scimpanzé, 48 bonobo, 98 gorilla e 1019 oranghi sono stati persi per via delle attività illecite. La cifra reale più attendibile si aggira però intorno alle 22.000 grandi scimmie.

 

FINANZIAMENTO DEI GRUPPI ARMATI
Il commercio della fauna selvatica ed ambientale in generale, svolge un ruolo importante nel finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati ivi comprese le organizzazioni terroristiche. L’avorio, ad esempio, rappresenta una  fonte di reddito per le milizie armate operanti nella Repubblica democratica del Congo (RDC) e la Repubblica Centrafricana.

Si segnalano inoltre le bande che operano in Sudan, Ciad e Niger. Il reddito annuo fatturato dalle milizie dell’area sub-sahariana  è probabilmente  compreso tra 4 e 12.2 milioni di dollari.

Anche il commercio illegale del carbone, è condotto ormai da  organizzati criminali, milizie e gruppi terroristici in tutta l’Africa. Le milizie nella RDC fatturerebbero così una cifra compresa tra 14 e 50 milioni di sollari l’anno, specie sulle tassazioni imposte nei territori controllati.

A tal proposito la principale fonte di reddito del gruppo armato che opera in Africa orientale, sembra essere la tassazione illegale ai posti di blocco, tra cui quelli dei porti. In un solo caso, le milizie sono state in grado di ricavare circa 18 milioni di dollari all’anno, proprio dal traffico di carbone a Badhadhe, in Somalia. La stima  delle esportazioni di carbone illegale dalla Somalia riporta cifre comprese tra 360 e 384 milioni di dollari annuali. Il gruppo armato risce così a guadagnare   fino a 56 milioni di dollari.

 

LE RISPOSTE ATTESE
Le organizzazioni criminali transnazionali, per alimentare le loro attività illecite, stanno facendo enormi profitti sfruttando le nostre risorse naturali , minacciando la stabilità e lo sviluppo futuro di alcune delle regioni più povere del mondo,” ha detto il Direttore Esecutivo del INTERPOL dei servizi di polizia, Jean-Michel Louboutin.

Alla crescente consapevolezza del problema, occorrono risposte decise e cooperazione tra gli Stati.

Un esempio di collaborazione è rappresentato dal Consorzio Internazionale per la lotta al Crimine Ambientale  (ICCWC), che include la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche (CITES), l’UNODC, l’Interpol, la Banca Mondiale e l’Organizzazione mondiale delle dogane ( OMD). Il ICCWC, congiuntamente ad una maggiore collaborazione con i paesi e le agenzie come l’UNEP, ha creato una struttura più efficace per fornire sostegno ai paesi interessati sia in aiuti di  polizia, dogane, azione penale e la magistratura.

Queste iniziative hanno rivelato importanti e significativi risultati iniziali, tra cui:

Bracconaggio dello Shahtoosh, ovvero la lana di antilopi tibetane che ha provocato l’80-90 % di perdita della popolazione di antilopi in Cina nei dieci anni compresi tra il 1990 ed il 2000. Problema affrontato con un maggiore sforzo delle polizie di diversi stati.

Con il migliorando nella condivisione delle informazioni tra le diverse agenzie, l’INTERPOL  ha potuto sostenere i paesi coinvolti dal bracconaggio in operazioni repressive a più ampio respiro. Ciò ha portato ai più grandi sequestri di legname e fauna selvatica finora registrati. Nel 2013, l’Operazione Piombo, nell’ambito del progetto LEAF di INTERPOL, ha portato in Costa Riva e Venezuela al sequestro di 292 mila metri cubi di legno e prodotti equivalenti a 19.500 camion per un valore di circa 40 milioni di dollari.

L’operazione Wildcat in Africa orientale ha coinvolto funzionari della fauna selvatica, autorità forestali, guardie forestali, polizia e funzionari doganali provenienti da cinque paesi. Si tratta di Mozambico, Sud Africa, Swaziland, Tanzania e Zimbabwe ed ha portato al sequestro di 240 chilogrammi di avorio e 660 arresti.

In Indonesia si è dimostrato come  le misure adottate sul disboscamento illegale possono portare a procedimenti penali. Nel 2012 un corso di formazione UNODC ha poi portato ad indagini su transazioni sospette, concluse con la condanna di un contrabbandiere di legno. Per lui otto anni di reclusione, con prove che dimostrerebbero un giro di soldi di ben 127 milioni di dollari.

Le attività di contrabbando del legname illegale devastano non solo la fragile biosfera della Terra, ma danneggiano la stabilità economica, politica e sociale di una regione“. Lo ha riferito David Higgins, capo dell’Unità sicurezza ambientale di INTERPOL secondo il quale “una coordinata risposta internazionale è essenziale per combattere i gruppi criminali coinvolti nel crimine forestale.”

RACCOMANDAZIONI
Nonostante gli sforzi compiuti in questi anni le energie impegnate contro i crimini all’ambiente devono essere aumentate avvalendosi dell’impegno collettivo.

Queste le specifiche raccomandazioni:

Riconoscere le molteplici dimensioni della criminalità ambientale e il suo impatto  nell’ambiente. Obiettivi di sviluppo sostenibile e supporto alla condivisione delle informazioni.

Attuare un approccio coordinato tra le Nazioni Unite e le autorità nazionali contro la criminalità ambientale, contribuendo così a coordinare gli sforzi per migliorare la legislazione ambientale, riduzione della povertà e sostegno allo sviluppo.

Sostenere l’UNEP come autorità ambientale globale al fine di  affrontare i gravi impatti ambientali, aumento delle previsioni di reati ambientali, coinvolgimento dei meccanismi di coordinamento rilevanti dal sistema delle Nazioni Unite, sostenere i paesi e le agenzie nazionali regionali e internazionali nell’applicazione della legge.

Riconoscere la criminalità ambientale come una grave minaccia per lo sviluppo sostenibile. Sostenere gli sforzi nazionali, regionali e globali per l’attuazione e l’applicazione di misure mirate a frenare il commercio illegale.

Rafforzare la legislazione ambientale, il rispetto e la consapevolezza ed impiego delle forze dell’ordine per ridurre il ruolo del commercio illecito che finanzia i gruppi armati ed il terrorismo.

Identificare i mercati finali e attuare campagne di sensibilizzazione tra i consumatori.

Rafforzare i sistemi istituzionali, giuridici e normativi per combattere ulteriormente la corruzione e garantire che il commercio legale è monitorato e gestito in modo efficace.

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