cinghiale
GEAPRESS – Dovrebbe essere stato ucciso stanotte il primo cinghiale delle Madonie. Le foto circolate mostrano un grosso animale con un mantello forse un po’ troppo chiaro per un cinghiale. Il primo di una lunga serie, come sembra potersi anticipare dalle prese di posizione dei politici locali e regionali.

Un problema noto, apparso intorno agli anni ottanta quando alcuni cinghiali scapparono da un recinto nei pressi del bosco della Ficuzza (PA). Da allora tali “liberazioni” si sono ripetute con sempre maggiore frequenza, per potere sparare agli animali. Nuclei di cinghiali sono stati così liberati da ignoti finanche in vere e proprie “isole” inserite  nel perimetro urbano di Palermo, come nel caso di Capo Gallo e delle pendici di Monte Pellegrino nei pressi del cimitero dei Rotoli.

Sui tragici fatti avvenuti a Cefalù ove ha perso la vita un uomo, interviene ora il WWF che spiega come a livello nazionale la questione cinghiali sia sostanzialmente non gestita.

Il WWF, infatti, nell’esprimere il cordoglio alla famiglia delle vittime del tragico episodio, sottolinea come quella dei cinghiali sia un’emergenza nota e denunciata da anni di cui però mancano i dati reali su consistenza della popolazione, distribuzione, danni all’agricoltura.

Con lo spopolamento delle montagne e delle campagne è aumentata in questi anni la fauna selvatica che fatica a trovare un equilibrio naturale, vista la carenza di predatori. I grossi predatori, prima di tutto i lupi (estinto in Sicilia), che svolgono il ruolo di tenere sotto controllo le specie onnivore (come i cinghiali) e erbivore (come cervi e daini) non riescono a contenere talune specie che presentano alti tassi di riproduzione.

Per gestire questa situazione dati scientifici certi sono la base per affrontare il problema.

Il WWF propone che si affidi all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA la gestione di una banca dati sul cinghiale e sui danni all’agricoltura in collaborazione con le Regioni, al fine di identificare le aree più critiche e vulnerabili e per pianificare su basi scientifiche il controllo delle popolazioni.

La gestione del cinghiale è competenza delle Regioni e delle Province nell’ambito della gestione faunistico venatoria ma ora non esiste una banca dati nazionale sul censimento della specie, come non sono noti i ripopolamenti che in alcune aree continuano ad essere effettuati dagli ATC (ambiti territoriali di caccia). Né sono quantificati i danni rilevanti provocati alle coltivazioni visto che anche in questo caso non esiste una banca dati nazionale.

Il WWF inoltre chiede che sull’emergenza cinghiali intervengano Ministero politiche agricole, ministero Ambiente insieme alla conferenza delle Regioni, con un decreto che faciliti il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione delle catture. Una posizione, dunque, che parrebbe essere diversa da quella delle associazioni animaliste che nella giornata di ieri, con un comunicato dell’ENPA (vedi articolo GeaPress), hanno richiamato la possibilità di applicare metodi incruenti. Per il WWF, invece, il metodo da applicare non sarebbe incompatibile con la promozione di filiere per la commercializzazione e trasformazione delle carni in modo legale.

Il decreto dovrebbe essere concertato dal Ministero politiche agricole e dal ministero Ambiente insieme alla conferenza delle Regioni e prevedere la possibilità per gli agricoltori che gestiscono le catture di trattenere e commercializzare gli esemplari catturati a parziale compenso del servizio fornito per il controllo. Inoltre occorre fornire agli agricoltori i recinti e trappole di cattura in comodato gratuito prevedendo un compenso per la gestione nell’ambito dell’applicazione degli articoli 14 e 15 del Dlgs 221 del 2001 (Legge orientamento in agricoltura)

SCHEDA WWF ITALIA – I CINGHIALI IN ITALIA
In Italia come in tutta Europa esiste una sola specie di cinghiale, nome scientifico Sus scrofa.

Non ci sono quindi cinghiali alloctoni e autoctoni. Pur essendo vera l’immissione in natura nel nostro paese negli anni ’60 del secolo scorso di cinghiali dei Carpazi, i cinghiali presenti in Italia sono dopo varie generazioni perfettamente adattati alle caratteristiche dei nostri habitat.

Le dimensioni e la prolificità del cinghiale possono variare molto in relazione alle caratteristiche degli habitat presenti. I cinghiali che vivono in boschi di querce o faggi in Appennino sono tendenzialmente più grandi dei cinghiali presenti nella macchia mediterranea.

Crescita esponenziale della specie
Il tasso riproduttivo del cinghiale può variare nel corso degli anni dal 100% al 200% in relazione all’andamento climatico in inverno ed estate ed alle disponibilità di cibo. Una scrofa può partorire anche due volte in un anno, con oltre 10 piccoli a parto. In un anno il numero dei cinghiali in una definita area può quindi potenzialmente raddoppiare o triplicare.

In condizioni naturali la disponibilità di cibo può essere un fattore limitante per la crescita della popolazione (il cinghiale è un onnivoro con grandi capacità di adattamento e versatile). L’agricoltura diffusa nel nostro paese anche in territori rurali marginali rende disponibile una grande quantità di cibo a costi energetici molto bassi per il cinghiale.

L’unico predatore naturale del cinghiale è il lupo, ma la popolazione di questo predatore in Italia (1.000 – 1.500 esemplari) non è in grado di condizionare in modo rilevante la dinamica della popolazione del cinghiale (un lupo può prelevare circa 200 cinghiali / anno per la sua alimentazione).

 

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati