cinghiale trappola
GEAPRESS – Una coppia di anziani aggredita da un cinghiale di grossa stazza. Questo quanto comunicato dall’Arma dei Carabinieri in merito a quanto avvenuto in contrada Mollo, in via della Baronessa, nell’ambito comunale di Cefalù.

L’uomo è deceduto mentre la donna è stata ferita. Trasportata presso l’Ospedale San Raffaele non versa in pericolo di vita.

A seguito di quanto successo sono tornate ad inasprirsi le polemiche sulla possibilità di potere cacciare i cinghiali all’interno del Parco delle Madonie. Sulla vicenda è intervenuta l’ENPA la quale, con una sua nota, ha espresso cordoglio e solidarietà chiedendo però di non criminalizzare gli animali.

Ciò che è accaduto questa mattina a Cefalù è una tragedia per la quale desidero esprimere, a nome dell’associazione, il nostro cordoglio e la nostra solidarietà ai familiari della vittima, ma al contempo è necessario evitare politiche persecutorie, basate su un’ondata di forte emotività, contro animali colpevolizzati per avere reagito a quello che hanno percepito come un possibile pericolo“. Lo dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, che sottolinea al contempo come questo evento così doloroso sia conseguenza della strategia fallimentare seguita in materia faunistica a livello sia nazionale e locale (Regioni e Province). Una strategia, come Enpa denuncia da anni, finalizzata non tanto alla gestione scientifica e razionale (ma anche etica) dei selvatici, quanto alla ricerca del consenso dei cacciatori – categoria sempre più minoritaria – attraverso le leve della libertà di sparo, dei ripopolamenti venatori, degli abbattimenti presuntamente “selettivi”.

Anzitutto è doveroso chiarire che gli animali selvatici non si “divertono” ad attaccare altri esseri viventi. Nel caso di Cefalù è probabile che il cinghiale fosse un esemplare femmina con cuccioli al seguito – aggiunge Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – e che essa si sia sentita minacciata dall’avvicinarsi dei cani e dell’uomo, che, per gli ungulati rappresentano dei predatori. Viene dunque da chiedersi coma mai, pur insistendo il territorio di Cefalù in un parco regionale, non sia prevista una adeguata attività di informazione su come comportarsi in caso di incontri con i selvatici“.

Dopo 20 anni di abbattimenti, aggiunge l’ENPA, il nostro Paese si trova ancora a gestire allarmi di questo genere. Invece, occorre applicare correttamente la legge 157/1992 la quale prescrive, oltre a censimenti scientifici delle popolazioni, il ricorso prioritario e obbligatorio ai metodi ecologici; gli unici in grado di intervenire efficacemente e in maniera duratura sulla demografia delle specie e sulla prevenzione dei danni. Occorre infine prevedere urgentissimi ed immediati controlli sulle aziende che allevano cinghiali a fini “alimentari” – pratica che dovrebbe essere vietata del tutto – in quanto accade spesso che alcuni esemplari fuggano dalla cattività, ma è anche necessario intervenire sull’allevamento allo stato brado dei suini, con cui i cinghiali potrebbero riprodursi.

“L’unico modo per evitare il ripetersi di tragedie come quella di Cefalù – conclude Brutti – è di smettere di compiacere una categoria sempre più minoritaria e sempre più isolata dal’opinione pubblica del nostro Paese, applicando finalmente i metodi ecologici obbligatori prescritti dalla legge e favorendo una politica di controlli rigorosi, di censimenti attendibili, di monitoraggi, di divieti e di limitazioni ai ripopolamenti“.

 

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