GEAPRESS – Comunque sia andata, ai nuovi nati si potrà dare appuntamento più o meno tra un quarto di secolo. Tanto impiegano le femmine di Caretta caretta a raggiungere la maturità sessuale e riconquistare, questa volta per nidificare, la spiaggia natia. Ammesso che sia poi così. In effetti sulla biologia della Caretta caretta non si sa ancora molto. Troppo lungo il suo ciclo vitale per potere essere a pieno considerato negli ultimi più completi anni di studi. La situazione forse meglio monitorata è quella di Lampedusa (AG). Fino a non molti anni addietro praticamente l’unico sito italiano di nidificazione della tartaruga marina. Italiano fino ad un certo punto, visto che geograficamente Lampedusa è un pezzettino di Africa neanche poi tanto in mezzo al mare (… praticamente difronte la costa tunisina). Proprio da Lampedusa arriva la notizia più clamorosa. Di tartarughe, quest’anno, neanche l’ombra. Nessuna nidificazione.

Speriamo nell’anno prossimo – ha dichiarato a GeaPress Giusi Nicolini, Direttrice della Riserva Naturale gestita da Legambiente – Dovrebbe essere il turno di una tartaruga ormai ben monitorata dai nostri esperti. Le Caretta caretta – spiega Nicolini – non vengono a deporre ogni anno“.

A Lampedusa, già dallo scorso agosto si sperava che la tartaruga non venisse più a deporre. La schiusa sarebbe avvenuta nella stagione autunnale. Il nido sarebbe stato a rischio per le mareggiate.

Da altre parti, già dalla seconda metà di agosto erano iniziate a nascere. E’ successo nei pressi di Taranto, così come nella costa ragusana. In quest’ultimo caso, le uova, deposte già nel mese di giugno, si erano dovute trasferire nelle incubatrici del Centro Recupero di Comiso. La Caretta, infatti, era andata a deporre in un luogo incredibilmente disturbato.

Perchè ci vanno?
Si può spiegare solo con il fatto che quella era la spiaggia natia riconquistata caparbiamente nonostante le involuzioni degli ultimi decenni?

Tutto da studiare, aveva detto a GeaPress il prof. Mario Lo Valvo, docente presso il Dipartimento di Biologia Animale all’Università di Palermo, dopo l’incredibile deposizione avvenuta, lo scorso luglio, in una spiaggia della periferia sud della città. Proprio da Palermo arriva la delusione più forte. Ieri, gli esperti del WWF hanno dovuto aprire il nido. Erano passati i fatidici ottanta giorni e la temperatura della sabbia, tra l’altro, era iniziata a scendere sotto i 24 gradi. Fattori, questi, che indicavano come qualcosa fosse andata per il verso sbagliato. Ed, infatti, le novanta uova del nido di Acqua dei Corsari, questo il nome della spiaggia palermitana, sono risultate sterili.

Non vi era la minima traccia di resti di embrione – ha dichiarato a GeaPress Giovanna Messina, del WWF di Palermo – ma già nei giorni scorsi avevamo temuto per il successo di questo nido. La sabbia, infatti, si era compattata con la pioggia e poi la sua granulometria non convinceva molto. Meglio così che pensarle morte nel tentativo di raggiungere la superficie“.

E dire che in un vecchio nido che tempo addietro si trovò vicino al petrolchimico di Gela (CL) si dovette intervenire per evitare che i tartarughini neonati non raggiungessero mai il mare. A quanto pare erano tratti in inganno dalle luci dell’impianto industriale. Un abbaglio distorto, forse, dall’innato tentativo di raggiungere il riflesso della luna sul mare. Stesso problema che si è riscontrato a Torre Lapillo, in provincia di Lecce. Qui il controllo del nido è stato svolto dal personale dell’Area marina protetta di Porto Cesareo, dai volontari di Legambiente e della Co.G.E.A.V., dai tecnici del Centro recupero tartarughe marine dell’Osservatorio faunistico – TartaSalento e del Centro recupero tartarughe marine del Parco di Rauccio.

A Torre Lapillo la schiusa è iniziata nella notte tra il 19 ed il 20 settembre ed è proseguita fino ad ieri. Anche in questo caso, come del resto avvenuto anche a Palermo, è stato un bagnante ad accorgersi, lo scorso luglio, della deposizione.

E’ il quarto caso documentato sulle coste salentine e secondo sulla costa ionica – informa Chiara Caputo Responsabile del Centro recupero tartarughe marine Osservatorio faunistico della Provincia di Lecce – anche se occorre ancora un efficace monitoraggio della costa per potere definire la regolarità delle deposizioni messe a rischio dall’antropizzazione della costa“.

Proprio nel caso di Torre Lapillo si è dovuti intervenire per agevolare alcuni tartarughini, tra gli ultimi nati, rimasti bloccati dalla sabbia che sia era compattata a causa della pioggia. Alcune uova, ormai prossime alla schiusa, sono state inoltre poste in incubatrice. Intervento provvidenziale che ha poi portato alla liberazione dei tartarughini. In tutto 91 uova, di cui ben 86 schiuse.

Raggiunto il mare, sono poi iniziati i problemi per via dell’inquinamento luminoso della baia di Torre Lapillo. Sembra che l’uomo, ormai, non riesca più a fare a meno di NON godersi lo spettacolo di una notte stellata. Tutto offuscato dalla luce artificiale di bar, ristoranti, discoteche. Per i tartarughini di Torre Lapillo è occorsa, però, proprio una luce artificiale che li ha indirizzati verso il mare. Fa un pò tristezza, ma non vi erano altre strade già non invase dall’uomo.

In ultimo, un altro momento bello. La liberazione di tartarughe adulte salvate dagli ami dei pescatori, dalle ferite dei motoscafi e dalla plastica ingurgitata. Liberazioni sono avvenute un pò ovunque. A Molfetta, grazie al Centro di Recupero del WWF ed alla presenza di Edoardo Stoppa e della troupe di Striscia la Notizia. Nella stessa spiaggia di Torre Lapillo e poi anche nello sfortunato nido di Acqua dei Corsari, a Palermo.

Ma anche nel caso di Palermo il campo di sorveglianza è servito. Tantissima solidarietà da parte degli abitanti del posto, che hanno aiutato i volontari del WWF. Poi le segnalazioni di altre tartarughe, il desiderio di contribuire a riqualificare il posto. In effetti poteva andare veramente male una mattina di settembre, quando si sono dovuti avvisare i Carabinieri. Cosa era successo? Nel piccolo canneto tra le case e la spiaggia, vi erano dei conigli selvatici. Si avvicinavano con i loro piccoli ai bambini. Giocavano in spiaggia rincorrendosi senza problemi. Poi si è aperta la caccia e una mattina saltarono tutti in aria per le esplosioni nel canneto. Gli abitanti del posto si sono inalberati, per loro e per il nido. L’anno prossimo non potrà che andare meglio. Anche se non si vedranno tartarughe il contributo alla natura è stato dato. Gratificante ed incoraggiante.

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