GEAPRESS – L’incremento annuo delle piccole popolazioni di Camoscio d’Abruzzo (nella foto del Parco Nazionale della Majella) , che da qualche anno si registra in Italia, è dovuto al fatto che il raro animale è superprotetto. Un paio di migliaia, distribuiti però in più areali separati fra loro. Una situazione, dunque, molto delicata.

Un “gioiello” della natura, visto che la rara sottospecie non si rinviene in nessuna altra parte del mondo, se non in Italia. Per questo la Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione, la considera  nell’Appendice I, ovvero quella con il massimo grado di protezione.  Nessun abbattimento o comunque commercio per specie rare. Ancora per poco, però.

Ai lavori della Convenzione, fissati a Bangkok dal 3 al 14 marzo 2013, apparirà infatti una proposta di risoluzione della Danimarca, presentata a nome di tutti i paesi UE. Pertanto, anche dall’Italia.

Secondo i funzionari redattori, in Italia la specie non è cacciabile e pertanto non correrebbe rischi. Un fatto che però stride con la situazione disastrosa del bracconaggio nel nostro paese.  Ad ogni modo, ai proponenti, non risultano casi di bracconaggio ai danni di questo raro animale. Tra l’altro l’essere “sottospecie” e non “specie”, parrebbe non allinearsi con i criteri valutativi della Convenzione.

Da qui la trovata. Declassare il raro Camoscio d’Abruzzo, dall’Appendice I all’Appendice II. Cosa significherebbe tutto ciò?  In linea teorica (protezione nazionale a parte) il Camoscio d’Abruzzo potrebbe essere inserito all’interno di quote di commercio. E’ il caso, ad esempio, dei trofei. Difficile che questo comunque possa avvenire, almeno finchè la legge nazionale (157/92) lo protegge  pur nelle more dei deboli reati venatori. Quello che cambierebbe subito è invece la previsione di sanzione pecuniaria nel caso in cui un bracconiere, o comunque un trafficante, venisse trovato con un trofeo di Camoscio d’Abruzzo. Sebbene i reati previsti in Italia per la violazione della Convenzione di Washington siano di natura contravvenzionale, le pene pecuniarie dell’ammenda sono di gran lunga superiori a quelle della sola legge sulla caccia.  Una differenza non da poco, pertanto.

Viene però da chiedersi chi sono i funzionari italiani, verosimilmente del Ministero dell’Ambiente, che hanno sostenuto questa proposta. Sebbene presentata dalla Danimarca (chissà perchè) è comunque condivisa da tutti i paesi europei. Italia compresa, dunque. Anzi è molto probabile che il parere del nostro paese sia stato quantomeno di rilievo.

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