rinoceronte ucciso
GEAPRESS – Non è proprio un tiro diretto al bracconiere, ma già il nome stesso attribuito a tale “politica” la dice lunga: “shoot to kill”.  Sarebbe questa la scelta di alcuni governi per contrastare il bracconaggio in danno a rinoceronti ed elefanti.

Basta guardare le notizie sempre più incalzanti che arrivano dall’India, ma anche da taluni paesi africani, per rendersi conto che i bracconieri, come le Guardie, muoiono nel corso dei sempre più frequenti scontri a fuoco. Le forze di polizia, seguono un protocollo. Tanto per intenderci non vi è un tiro diretto al bracconiere, ma se la situazione degenera, il cacciatore di frodo viene ucciso.

Una guerra non dichiarata, che non risparmia vittime su entrambi i fronti. L’ultimo episodio è avvenuto  pochi giorni addietro nello Zambia. Un Rangers ferito al braccio dal fuoco dei bracconieri.

Di poche ore  addietro è invece la notizia di una ONG attiva sia in India che in Sud Africa, che ha annunciato di abbracciare in pieno questa scelta arrivando a devolvere in tal senso la cifra di 7000 dollari.  Un lungo elenco di Rangers morti nell’adempimento del loro dovere ricordato anche dalla sezione Sudafricana che ha voluto tra l’altro sottolineare il perchè molte squadre antibracconaggio sono ormai costituite da soli uomini. Le donne in divisa, quando catturate dai cacciatori di frodo, sono state in più occasioni stuprate.

Dunque, il questito è semplice. Se è in atto una “guerra” contro il bracconaggio, è giusto appoggiare la politica dello “shoot to kill”?.

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