Bolzano: orso uccide vitello a Proves (foto)
GEAPRESS – I fatti sono avvenuti stanotte nella malga di Kesselalm nel Comune di Proves, in provincia di Bolzano. Un vitello di sette mesi morto e segni evidenti, tra cui delle tracce, della presenza di un orso (vedi in fotogallery particolare segni di unghie). Poi anche dei peli che saranno nelle prossime ore analizzati.
Di quanto successo se ne è accorto il pastore che si è messo in contatto con le Guardie Forestali dell’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano al quale, tra l’altro, spetta istruire le pratiche del rimborso previsto dalla legge. Nei giorni scorsi, in Val d’Ultimo, si era avuta notizia di un altro vitello ucciso da un orso. La Val d’Ultimo si trova nel versante nord delle montagne di Proves ma ancora è troppo presto per potere affermare che trattasi dello stesso orso. In entrambi i casi, le aggressioni ai vitelli sono avvenute in aree non molto distanti dal Parco Naturale Adamello Brenta, in Trentino. Qui, sul finire degli anni novanta si dette inizio, per salvaguardare la sparuta popolazione di orsi, alle reintroduzioni di plantigradi provenienti dalla Slovenia. Sulle Alpi orientali, invece, si registrarono dei casi di animali che spontenamente, proprio dalla Slovenia, tendevano a diffondersi anche in Italia. Fatto non insolito anche per altre specie, se si pensa allo sciacallo dorato segnalato sia nel Friuli che nel Veneto.
Un fatto quello dell’aggressione del vitello di stanotte, che potrebbe rinfocolare le polemiche sulla presenza di questi animali nelle Alpi. Probabilmente però, nonostante le reintroduzioni, gli orsi sarebbero nuovamente riapparsi, come nel caso di quelli provenienti dalla Slovenia, segnalandoci così il buono stato di salute dell’ambiente. In altri termini il “problema” orso si può affrontare con delle regole di giusta convivenza tra l’uomo e l’ambiente naturale.
Un orso che si segnalò per i suoi lunghi viaggi, oltre che a divenire famoso per le sue scorribande ai danni di animali domestici, fu quello battezzato con il nome di Dino. Entrato in Italia dalla Foresta di Tarvisio, era arrivato, attraversando la provincia di Belluno, fino in Trentino. Poi era ritornato in Slovenia, dopo venne abbattuto perchè preso per pazzo. In effetti, il povero animale, tentava disperatamente di togliersi il radio collare che gli aveva procurato un brutta ferita. In sintesi, al di là delle reintroduzioni trentine, forse l’orso nelle Alpi italiane sarebbe tornato lo stesso. Del resto proprio nella provincia di Belluno, ovvero nel Cadore che aveva assistito ai passaggi di Dino, è tornato a farsi vedere un altro orso, filmato lo scorso marzo dalla Polizia Provinciale (vedi articolo GeaPress).
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è inevitabile. qualcuno strillerà all’invasione e alla fine del mondo. In realtà per gli allevatori ci sono i risarcimenti, per i frequentatori dei luoghi interessati basta una puntuale attività di informazione. il resto è fuffa
Alex, ti auguro che un orso prima o poi riduca così il tuo amato cagnolino. Poi ci dirai se avrai cambiato parere.
per Alex: no grazie, ci bastano già quelli impallinati dai cacciatori
E secondo te io la natura la voglio alexcentrica cioè fin quando non mi tange va bene, se no terra bruciata ??? Hai capito veramente male (o forse attribuisci al sottoscritto il tuo modo di ragionare).
@stefano. Sai, dubito che l’amato cagnolino di alex finirebbe in ogni caso al macello… mentre quella è la sorte che tocca primao o poi a tutti gli “amati” animali degli allevatori. Ecco perchè per loro il ‘risarcimento’ è appunto tale, mentre non lo sarebbe per alex.
Stefano: intanto a me l’adorato cagnolino lo hanno avvelenato i cacciatori e all’adorato gattino gli hanno sparato ….
Solo chi non sa niente di pastori e malghesi può dire che il risarcimento è una soluzione. A parte il fatto affettivo che spesso riguarda anche chi ha molti animali ma li conosce uno ad uno c’è l’aspetto del lavoro fatto per selezionare determinate linee. Nelle razze grandi (bovine) la selezione è spesso un fatto delegato alle organizzazioni ma nelle razze ovicaprine e popolazioni locali autoctone di cui le Alpi sono ricche la selezione è fatta dagli allevatori. Ci sono animali che hanno un pregio particolare. Poi non è solo ‘carne’. Ci sono animali in determinate condizioni che non possono essere sostituiti immediatamente e facilmente. Chi ragiona di ‘riarcimenti’ che risolvono tutto è prigioniero della cultura massuficata del supermercato dove vai e prendi quando vuoi quello che vuoi. Gli animali non sono macchinette intercambiabili. In più soffrono, si spaventano si stressano come noi. E pensare che non conti niente tutto questo e che contano solo gli stramaledetti orsi è espressione di mentalità che con l’amore per gli animali e l’ecologia non c’entra nulla.
Michele , comprendo e rispetto le tue considerazioni , ma ti faccio presente che , su un campione i 100 allevatori/contadini , 99 allevano gli animali e il giorno dopo li accompagnano e li ammazzano direttamente al macello , o comunque li caricano sui carri lì diretti.
Ci possano senz’altro essere casi diversi , in cui il tipo di allevamnto ( lda atte e non da carne ) o fattori personali possono giocare diversamente sul valore intrinseco degli animali , ma ritengo che converrai con me che la presenza di un animale raro , come l’orso , storicamente ed ecologicamente legato alle nostre Alpi e ai nostri Appennini , non può essere messo alla pari con animali d’allevamento , che tutti amiamo fin da piccoli, ma che hanno ben altri regimi di riproduzione e di riequilibrio numerico.