GEAPRESS – Quando si tratta di Africa ci sentiamo padroni di civilizzazione ed invece, può darsi, che gli africani diano una lezione a noi. E’ stata, infatti, bloccata dal Governo della Tanzania la “TAV” africana, ovvero la mega strada che avrebbe tagliato in due il famosissimo Serengeti. Nonostante le attuali linee di comunicazione siano ben al di sotto della saturazione, il Governo della Tanzania, voleva far passare una strada nel bel mezzo della prateria più famosa al mondo (vedi articolo GeaPress), sede della migrazione degli gnu e Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Così ha promesso il Ministro delle Risorse Naturali e del Turismo della Tanzania Hon Ezechiele Maige. La sede prescelta per l’annuncio è prestigiosa, ovvero quella parigina dell’UNESCO, la stessa dove l’Italia voleva far precipitare la proposta di fare diventare il Palio di Siena Patrimonio dell’Umanità (sic!) (vedi articolo GeaPress). Molto meglio il Serengeti e molto meglio senza strada, anche perchè il Ministro ha dichiarato che l’interesse del suo paese è tutelare il patrimonio naturale e le popolazioni che vi risiedono da sempre.

Brava Tanzania. In Italia, invece, si bucherà la Val di Susa per non perdere i finanziamenti piovuti, secondo chi è contro il progetto della TAV, per gli affari delle lobby industriali. Poco importa se le montagne da bucherellare per far passare i treni da Torino a Lione, possono contenere amianto ed uranio, tanto chi vi passerà sarà velocissimo …..

Eppure quando si tratta di Africa è tutto molto più facile. Vogliamo che i loro bracconieri finiscano in galera mentre ai nostrali sparacchiatori di lupi, come di orsi o di aquile, li puniamo con il pannicello caldo del reato contravvenzionale. Non vogliamo che si taglino le loro foreste, ma ce li mangiamo a grandi fette anche per gli arredi da giardino. Anzi, ora ancor di più, visto che sono arrivati i cinesi pigliatutto a tagliare la foresta pluviale. Infine il Parco del Serengeti. Anche per chi non c’è stato, è nei cuori di tutti. Impossibile non averlo visto in almeno un documentario. La sue praterie color oro, le mandrie di gnu e zebre, gli agguati dei leoni. Un pensiero romatico che vogliamo tutelare. In Val di Susa, però, dobbiamo correre vero il progresso. Ma di chi poi? 

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