GEAPRESS – Nella mattinata di ieri 20 settembre, i Carabinieri del NOE di Ancona hanno ricevuto numerose segnalazioni su quanto stava accadendo a Serra de’ Conti: nel torrente Caffarelli scorreva abbondante una sostanza oleosa di colore nero e maleodorante, che andava sempre più espandendosi vistosamente sulla superficie dell’acqua.

Il Comune, la Protezione Civile, una ditta specializzata nel settore ambientale e le altre autorità competenti predisponevano immediatamente un piano di emergenza per contenere gli effetti dell’inquinamento, arginarlo ed evitare soprattutto il conseguente danneggiamento del vicino fiume Misa con le inevitabili dannose conseguenze per l’ambiente e, dunque, per la salute delle persone.

Contemporaneamente due squadre dei Carabinieri del NOE di Ancona, unitamente al personale dell’ARPAM, hanno battuto a fondo l’intera zona, sino a rintracciare gli autori dell’inquinamento. Le indagini immediatamente predisposte, infatti, hanno permesso di appurare che la sostanza oleosa proveniva dagli scarichi di un’azienda che produce materiale per ferramenta, situata nella zona industriale di Serra de’ Conti.

Veniva quindi effettuato un accesso alla ditta in questione che permetteva di scoprire la realizzazione di un tombino, occultato da alcuni oggetti, che all’occorrenza veniva utilizzato per scaricarvi illecitamente le emulsioni oleose generate nel processo produttivo aziendale. All’interno dello stesso, infatti, è stata rinvenuta una sostanza liquida molto simile a quella notata scorrere nel torrente Caffarelli.

Per ricondurre l’evento alla ditta coinvolta nella vicenda, i Carabinieri del NOE ed il personale dell’ARPAM hanno utilizzato un materiale tracciante che ha permesso di ricostruire il percorso della sostanza inquinante dall’azienda stessa sino al corso d’acqua inquinato.

In seguito a quanto accertato, il legale rappresentante dell’impresa di Serra de’ Conti, un sessantenne della zona, è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per attività di gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi, immissione di rifiuti nelle acque sotterranee e getto pericoloso di cose. Rischia una pena sino a due anni di arresto e 26.000 euro di ammenda. L’intero impianto di scarico aziendale è stato sottoposto a sequestro penale. La situazione igienica e sanitaria ora è sotto controllo.

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