GEAPRESS – La Camera dei Deputati del Brasile ha approvato, il 25 Aprile, il disegno di legge sul Codice Forestale che annullerebbe, di fatto, i recenti, confortanti risultati, diretti a limitare una tra le tante balorde e scriteriate azioni dell’uomo: la deforestazione. A dare l’allarme sono Greenpeace, WWF ed Avaaz, sottolineando, oltre l’irrazionalità del provvedimento, anche e soprattutto il silenzio di Dilma Rousseff, Presidente del Brasile. Chi ha potere, intervenga, auspicano i difensori del Pianeta, sebbene consci, purtroppo, di lottare e scontrarsi contro incalcolabili interessi mondiali.

Il disegno di legge, sottolineano le Associazioni, prevede l’ulteriore beffa dell’amnistia a favore dei precedenti colpevoli accertati di illegale deforestazione, sancendone, di fatto, l’impunità.

La foresta Amazzonica costituisce – ricorda Ricken Patel, direttore esecutivo Avaaz – uno dei polmoni principali della Terra. Si tratta, da parte del Presidente Brasiliano, di fare una scelta, e cioè di firmare o meno un’autentica condanna a morte”. Tale dichiarazione fa da pendant al celebre, provocatorio motto: “Mentre l’uomo brucia la legna, sorride. Mentre l’uomo brucia, la legna sorride”. Come direbbero i romani, tertium non datur. Ma è proprio così? In un mondo scellerato e diretto al massimo profitto, probabilmente si, almeno fin quando l’Uomo non deciderà responsabilmente di interrompere il perverso circolo di distruzione-autodistruzione affrancandosi dalle logiche economiche ed operando scelte eticamente sostenibili.

Il Presidente Dilma Rousseff  – ha dichiarato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International – si trova in un momento cruciale per la sua presidenza. La scelta è chiara. Si può ignorare il popolo brasiliano e  proseguire con ‘la distruzione as usual’ come sancito nel nuovo Codice forestale o scegliere di esercitare il suo veto e sostenere la richiesta di una nuova legge Deforestazione Zero. Chiediamo di essere visionaria come un vero leader che capisce che con il potere viene la responsabilità“.

L’80%  dei brasiliani considera tale provvedimento catastrofico, auspica un ravvedimento dei propri governanti, chiede che il Presidente Dilma Rousseff eserciti il suo veto ed accolga la richiesta di una nuova legge, “Deforestazione Zero”. Ma la mobilitazione e l’indignazione valicano i confini dello Stato sudamericano, come provano le pressioni provenienti da altri Paesi, dirette a sollecitare un tempestivo intervento di salvataggio.

L’Italia è un importante mercato di legname e prodotti del legno – sottolinea Massimiliano Rocco, responsabile Specie e Foreste del WWF Italia – La distruzione della foresta amazzonica non è un problema dei soli brasiliani, è un problema per gli equilibri ambientali dell’intero pianeta e riguarda tutti noi. Chiediamo a tutti i cittadini italiani di attivarsi, di chiamare le ambasciate del Brasile e di sottoscrivere le nostre petizioni online, per dire a gran voce basta alla distruzione delle foreste, che per soddisfare gli interessi di pochi, mette in gioco il nostro futuro.”

Tecnicamente, si parla di deforestazione quando il taglio degli alberi eccede il loro tasso di ricrescita. Le conseguenze del fenomeno sono tristemente note, indi inaccettabili. Legittimare questa pratica implica alimentare una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera, significa danneggiare ambiente ed ecosistema, comporta la riduzione o l’annullamento della biodiversità, senza considerare, inoltre, l’indebita sottrazione dell’habitat naturale ad intere popolazioni indigene.

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