cucciole accattonaggio
GEAPRESS – Una presa di posizione che probabilmente non sarà da tutti condivisa. L’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari) con il suo Vice Presidente dott. Raimondo Colangeli, ha infatti espresso forti perplessità su quei provvedimenti emessi dalle amministrazioni locali che impongono misure drastiche, ovvero l’allontanamento, in genere con sequestro amministrativo, dell’animale.

Alla base delle perplessità espresse dall’ANMVI vi è il fatto che “non si può stabilire a priori l’equivalenza fra disagio sociale e sfruttamento dell’animale. Anzi, il sequestro dell’animale può rivelarsi traumatico e fonte di sofferenza“.

Esulando da competenze amministrative circa i divieti di accattonaggio, riporta la nota l’ANMVI, “la separazione dell’animale dal suo proprietario spezza il gruppo sociale che si è instaurato, fatto di modalità di comunicazione e comportamenti, che realizzano a tutti gli effetti un binomio socio-affettivo“.

Separare il cane – ha dichiarato Raimondo Colangeli, medico veterinario comportamentalista e Vice Presidente ANMVI-  genera sofferenza ed espone l’animale al rischio di depressione, alterazioni comportamentali che potrebbero rendere difficile se non improbabile il suo inserimento in un nuovo contesto familiare”. Il gesto indistinto e generalizzato di sottrarre all’affetto del proprietario e di alienare il cane dal gruppo sociale in cui vive viene dunque sconsigliato dall’ANMVI.

La stessa associazione rileva inoltre come non di rado i cani dei ‘senza tetto’ sarebbero perfettamente in linea con gli obblighi di legge e perciò la misura del sequestro-separazione appare ancora più illogica. Sempre secondo l’ANMVI, nell’esperienza di molti medici veterinari, i cani di queste persone sono spesso accuditi con premure di profilassi e alimentazione, che sono la riprova di come il rapporto uomo-animale sia fondamentale nelle situazioni di disagio socio-economico affettive.

Si può infine osservare – conclude l’ANMVI- come il rapporto dell’uomo con il cane sia, storicamente e antropologicamente, ben dimostrato proprio dalla convivenza “sulla strada”, essendo il cane predisposto alla “compagnia” e alla compartecipazione delle attività umane non necessariamente “da salotto”. Parlare di “sfruttamento” a scopo di accattonaggio non è sempre pacifico. Il rischio è di generare sofferenza anziché tutela.

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