GEAPRESS – Che ci fanno in Abruzzo la Marzaiola americana, l’Alzavola asiatica, il Riccio orientale, la Trota marmorata e il Salmerino alpino? Un visionario naturalista oppure una, purtroppo, reale Giunta regionale che, sollecitata dall’Assessorato ai Lavori Pubblici, ha adottato il Piano di Tutela delle Acque, il cui studio, nel lontano 2001, venne affidato  ad un consorzio di imprese?

Tante critiche da parte delle Associazioni ambientaliste ed ora pure le schede che, a detta del WWF Abruzzo, rappresentano una vera miniera d’oro dello strafalcione zoologico e botanico. Ad Ortona, sul fiume Arielli, si scopre così un fantastico punto di incontro addirittura tra la Marzaiola americana e l’Alzavola asiatica.  Sulla costa si sarebbe addirittura trasferito il Picchio dorsobianco, in realtà confinato nel Parco d’Abruzzo e zone limitrofe.

Ma c’è di più.
In Abruzzo, pur di proteggere le acqua, si fa il cambio di regno, da quello animale a quello vegetale. Il povero Gambero di Fiume diventa una pianta del bacino Aterno-Pescara, mentre il raro serpente Colubro di Riccioli, è ora un vegetale tipico del bacino del Tordino!

L’ Averla piccola, grazioso passeriforme predatore di insetti, diviene un … collirio! Tentando di barcamenarsi con i nomi latini, il Lanius collurio (vero nome scientifico dell’Averla piccola), diventa “Lanius collirio”, che diventa poi addirittura “Lanius collarius”. Da mandare poi dal logopedista l’inventore del “Vulpus vulpus”, in realtà Vulpes vulpes, nome scientifico della Volpe.  Tutta da scoprire, invece, la patologia che induce a trascrivere la pianta Pyrola chlorantha che diventa, in Abruzzo,  “Parola chlorantha”.

Ed i pesci? Prepariamoci ad altre risatine. Il Fiume Liri, fa notare il WWF Abruzzo, parrebbe scorrere non tanto in Italia centrale, ma nel profondo triveneto, visto che presenterebbe una fauna dal carattere prettamente alpino. Infatti, guizzerebbero nel fiume ciociaro la Trota marmorata (in realtà inserita con un nome sbagliato, “Salmo trutta mormorata” – un riferimento al Piave? invece che il corretto Salmo marmoratus), il Salmerino alpino, il Salmerino di fonte, il Temolo e addirittura un rarissimo pesce, il Cobite barbatello. Su questa specie, tipica dell’Adriatico settentrionale, la Regione supera se stessa: è stato citato un nome scientifico non più in uso da decenni (“Cobitis barbatula” invece che Barbatula barbatula), ma è stato anche storpiato, facendolo diventare “Cobitus barbatulus”!

Anche alla Puzzola, sarà per la sua nomea, viene storpiato per ben due volte il nome: la prima volta da Mustela putorius a “Mustela potorius”. Ma che sarà mai, una sola vocale! Basta però voltare pagina perché il nome diventi “Fustella puterius”!

La Regione Abruzzo non lascia in pace neanche botanici ed entomologi, mettendo in crisi anche le loro più ferree certezze. Gli scienziati alla ricerca del coleottero Rosalia alpina lo ritroveranno tra i pesci del Fiume Sangro. La rarissima Centaurea tenoreana, pianta endemica della Majella, viene inopinatamente scovata dai solerti estensori del Piano di Tutela delle Acque anche nel bacino del Tronto!

Tornando alla fauna, sempre il Tronto ospiterebbe il Riccio orientale, che finora dai Balcani si era al massimo affacciato in Friuli, e addirittura ospiterebbe la Lontra: un’osservazione straordinaria che evidentemente non deve essere stata comunicata al Ministero dell’Ambiente, dato che l’action plan nazionale redatto dai massimi esperti della specie è privo di tale informazione. E ancora, gufi reali comuni come passeri, frotte di picchi dorsobianco e rarissime balie dal collare lungo tutti i fiumi costieri: un vero e proprio paradiso ornitologico…di carta.

Abbiamo voluto scherzare su alcuni dei macroscopici errori contenuti nelle relazioni allegate al Piano di Tutela delle Acque – dichiarano dal WWF Abruzzo – pur nella consapevolezza di quanto sia grave che una Regione che si definisce “dei Parchi” abbia varato, proprio nel 2010, Anno Internazionale della Biodiversità, un provvedimento che denoti una tale superficialità nel trattare problemi che riguardano la conservazione del patrimonio naturalistico del suo territorio

E dire che proprio Il WWF, assieme ad altre associazioni, aveva proposto numerose modifiche ad un documento ritenuto del tutto insufficiente per la tutela della biodiversità. Ad oltre un anno dall’adozione di quel Piano, le scadenze per gli obiettivi di qualità per le acque fissati al 2015 dall’Unione Europea si avvicinano, ma non si vedono, sempre ad avviso del WWF,  concreti segnali di miglioramento nella gestione delle acque. Il WWF denuncia a tal proposito come la Regione Abruzzo non ha promosso alcun incontro con le associazioni per definire le modifiche al Piano, nonostante i numerosi solleciti e le innumerevoli segnalazioni su interventi dannosi lungo i corsi d’acqua. Il WWF lancia un appello affinché il Piano di Tutela delle acque sia modificato profondamente per cogliere gli obiettivi comunitari e perché vi sia un’effettiva partecipazione da parte dei cittadini. Un vero confronto permetterà di giungere a scelte maggiormente condivise ed efficaci (e sicuramente farà correggere errori così macroscopici!).

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