GEAPRESS – Per loro provvede la natura e, se lasciati tranquilli, ricambiano fornendoci uno spettacolo meraviglioso. E’ il mondo alato degli uccelli che in questo periodo presenta i più bei colori e canti. Questo perché sono in riproduzione ed i maschi sottolineano con il loro canto, il possesso del territorio dove hanno deciso di mettere su casa. Con i colori più sgargianti del solito, si fanno poi belli e … vincenti sui rivali.

Nidi di crine, di muschio, di lana caprina o di aghi di pino. Tessuti, intrecciati o impastati, come quelli di fango che le rondini sono in grado di rendere duro come il cemento. Saranno loro, i nidi e più in generale il periodo riproduttivo degli uccelli, i protagonisti di un bel servizio curato da Geo & Geo con il Corpo Forestale dello Stato, e che andrà in onda questo pomeriggio, a partire dalle 17.30, con ospite in studio il Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato dott. Isidoro Furlan.

Questo è il periodo in cui il bosco si sta risvegliando – dice a GeaPress il Comandante Furlan – Si sente cinguettare, arrivano gli uccelli migratori e tra gorgheggi e corteggi incomincia la costruzione del nido“.

Gli uccellini sanno per istinto come costruire il nido. Anzi, alcuni sanno che non si deve costruire. E’ il caso del cuculo (nella foto del “Maestro Patrizio”, noto naturalista di Asiago scomparso lo scorso anno), il quale si è specializzato in una filosofia un po’ scansafatiche. Perché perdere tempo ad allevare la prole? Lui, anzi lei, arriva, depone un solo uovo nel nido di un altro uccellino e vola via. Il pulcino di cuculo, una volta nato, inizia poi a spingere per la schiena lungo le pareti del nido le uova dei … legittimi proprietari. Le farà cadere in terra e, per essere nutrito, si presenterà così solo lui.

Nella foto del Maestro Patrizio, viene nutrito da uno scricciolo, un piccolo passeriforme che senza saperlo, alleva come se fosse suo un maxi pulcino di cuculo.

Quando poi è giunta la fase dell’involo, inizia un periodo molto delicato. Gli uccelli sono ancora inesperti e possono posarsi incautamente in posti che li rendono ancor più vulnerabili.

Attenzione agli uccellini caduti in terra – avverte il dott. Furlan – nei pressi c’è sempre la femmina pronta ad accudirli“.

Negli animali selvatici è comune che gli adulti, se avvertono l’odore dell’uomo, abbandonino il piccolo apparentemente incustodito. Vale anche per i mammiferi, ad esempio per i piccoli caprioli. Fanno tanta tenerezza, ma se provassimo ad avvicinarci ed accarezzarli, la femmina li abbandonerà. L’odore dell’uomo, evidentemente, è un odore di pericolo.

Non mancano poi i nidi insoliti. Il dott. Furlan è pieno di racconti singolari come quello della segnalazione sul nido del pettirosso. A segnalare alla Forestale, era stato un postino. Nella cassetta delle lettere un pettirosso aveva deciso di costruire il nido. La Forestale si recò nel luogo, segnalò il nido, parlò con il proprietario (…. umano ….) della cassetta postale e tutto andò per il verso giusto.

Peccato, però, che anche in questo periodo i bracconieri non depongono i loro arnesi di morte. Reti e trappole sono presenti un po’ in tutta la penisola. A rimetterci letteralmente le penne, non sono solo gli esemplari adulti rimasti imprigionati, ma anche i pulcini che moriranno di fame e di sete nel nido. Gli stessi nidiacei sono prede ambite dai bracconieri: serviranno da richiamo per la caccia da capanno. Un motivo in più per sperare di avere in futuro molti Forestali.

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