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GEAPRESS – Piano di controllo numerico ai corvidi in periodo di nidificazione e  sino al 2018. Ad autorizzarlo, secondo il comunicato di un nutrito cartello di associazioni, sarebbe stata la Regione Valle d’Aosta.

Secondo il WWF, LAC, LAV, Pro Natura e Circolo Legambiente Valle d’Aosta, non vi erano, però, molti dubbi. “Il nostro appello – riferiscono le associazioni – a rivedere i piani di controllo numerico della ghiandaia  e della cornacchia in periodo di nidificazione non ha trovato ascolto. Speravamo comunque  che il buon senso prevalesse e che, dinnanzi a una  “sperimentazione” decennale che non ha dato alcun risultato tangibile, non venisse prorogata per altri 5. I dati che la stessa Regione Valle d’Aosta ha raccolto dimostrano che, nonostante 10 anni di abbattimenti fuori stagione,  i danni alle mele non sono diminuiti, e anzi in alcune annate – quando paradossalmente i prelievi sono stati maggiori – maggiori sono stati anche i danni”.

Le associazioni riportano nella loro nota quanto sarebbe stato “ammesso”  dall’Assessorato  competente, secondo il quale “il valore economico dei danni arrecati da questa specie in termini assoluti non è elevato, in realtà, la percezione soggettiva degli stessi da parte dei produttori risulta molto amplificata a livello psicologico”.

Dunque, si chiedono le associazioni, davvero gli agricoltori si accontentano dell’effetto placebo di un’azione che si protrae nella sua inutilità da 10 anni?

Stizzita e a tratti ironica, la valutazione sul “prelievo concesso ai falconieri” che dovrebbe ribaltare le sorti “dell’annaspante produzione agricola, presa di mira (mai poi neanche tanto!) da ghiandaie e cornacchie“.

Una situazione che viene ora definita surreale, così come quando si afferma di voler difendere “aree agricole di forte valenza turistico/ambientale e la diversificazione paesaggistica con alternanza di diverse colture agrarie, mediante creazione di nuovi vigneti e frutteti di montagna“: un benvenuto al turista tra le valli coltivate e soggette ad attività venatoria anche in periodo primaverile ed estivo”.

Ciliegina sulla torta è l’imputazione dei danni dei corvidi su altre specie. Secondo le associazioni si tratterebbe in realtà della catena alimentare. Un fatto che viene giudicato dagli ambientalisti come un paradosso: “la stessa Giunta si preoccupi della naturale predazione della fauna alla fauna,  per poi approvare nel calendario venatorio la caccia alla piccola fauna alpina, i cui esemplari si contano davvero sulle dita delle mani”.

Non ci risulta inoltre,  come affermato, che questa delibera abbia avuto parere favorevole da parte delle associazioni ambientaliste anzi, anche quest’anno, avevamo chiesto che il problema dei corvidi, caso mai sussista perché le parole dell’Assessorato ce ne fanno dubitare, fosse affrontato con metodo scientifico, prendendo ad esempio soluzioni non cruente ed efficaci intraprese in altri paesi: prendiamo atto che si preferisce perseverare con la produzione non sostenibile delle mele valdostane“.

Anche per quest’anno, inoltre, caccia nella giornata di domenica, caccia  alla volpe e cinghiale da settembre a fine gennaio “senza alcun limite numerico”, e quella alla piccola fauna alpina, che sarebbe già in stato di cattiva conservazione secondo gli studi transfrontalieri del progetto ALCOTRA.

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