Divieto di caccia
GEAPRESS – Con decreto cautelare n. 106 del 25 agosto 2014 il TAR Umbria ha sospeso la preapertura della caccia alla marzaiola nei giorni 1 e 7 settembre. Ne da comunicazione l’Associazione Vittime della caccia che, tramite l’Avv. Massimo Rizzato di Vicenza, aveva impugnato l’atto.

Il TAR avrebbe così posto al centro del suo intervento la supposta violazione dell’articolo 18 comma secondo della legge nazionale di settore (157/92) oltre che di quella regionale. Si paventa così  il mancato rispetto di quanto previsto in merito alle “situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali“, ma anche in assenza di un adeguato Piano Faunistico Venatorio.

Nessuna delle due condizioni sarebbe stata  soddisfatta dalla Regione.

In particolare, per la Marzaiola, la cautela dovrebbe essere massima perché la conservazione della piccola anatra risulta minacciata. L’Ispra, infatti, indica come la Marzaiola risulti “in declino (spec 3)” e che “un’anticipazione dell’apertura della caccia ai primi di settembre comporterebbe tuttavia il rischio di abbattimento dei soggetti che si sono riprodotti localmente, introducendo un possibile fattore limitante per un fenomeno di colonizzazione naturale che deve invece essere assecondato”. Si ricorda che l’ISPRA è l’organo tecnico incaricato dallo Stato di rilasciare i pareri in merito alla gestione della fauna.

La Regione, inoltre, ha adottato il proprio Piano Faunistico Venatorio – a scadenza quinquennale – con delibera del Consiglio Regionale del 21\7\09 e pertanto lo stesso era valido fino alla scorsa stagione venatoria 2013\14.

Secondo l’Associazione  Vittime della caccia, troppe Regioni non aggiornano i Piani Faunistico Venatori. In tal maniera, riporta sempre l’Associaone,  emanano “ogni sorta di atto e norma tesi a favorire la pressione venatoria sul territorio, senza tenere conto delle mutate condizioni ambientali e faunistiche ma anche urbanistiche e antropiche“.

Si ricorda infatti, che i Piani Faunistico venatori rappresentano, in sintesi, la pianificazione di tutto il territorio nazionale a fini di sfruttamento delle risorse faunistiche, operata dalla Regione, che individua specifiche zone senza, troppo spesso, che si tenga conto degli insediamenti urbani, cae sparse, sedi stradali ecc, Da tale pianificazione scaturiscono poi atti ed autorizzazioni degli enti locali (province e ATC – ambiti territoriali di caccia) che di fatto autorizzano tipi di caccia incompatibili con la presenza umana e in palese contrasto con quanto previsto dall’art.21, comma 1, lett.a), e) ed f) della legge 157/92 in materia di distanze di sicurezza, sulla base della gittata delle armi impiegate.

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