tonno rosso
GEAPRESS – Benestare delle riunione annuale ICCAT, svoltasi in questi giorni a Città del Capo in Sudafrica, al mantenimento delle attuali quote di prelievo del Tonno rosso nel mare Mediterraneo. Di fatto un protezione, visto che le pressioni per innalzare le quote, come denunciato nel suo comunicato dal WWF, sono state molto forti. La quota, pertanto, rimane a 13.400 tonnellate.

Una decisione ove sembra che sia stato determinante l’intervento del Commissario Europeo per la pesca Maria Damanaki.

Secondo il WWF il Commissario europeo ha dato manforte ai dati scientifici rigettanto le proposte di aumento quote. Un fatto strano quello dell’uso dei dati scientifici dal momento un cui, come ha dichiarato Marco Costantini responsabile Mare WWF Italia “molte parti contraenti dell’ICCAT criticano il loro comitato scientifico perché i risultati finora ottenuti sono ritenuti troppo incerti, ma di fronte ad una richiesta di finanziamento per ridurre tali incertezze  quegli stessi stati non riescono a garantire i finanziamenti necessari “.

Nel  2014  verrà comunque eseguito un aggiornamento dello stato dello stock del tonno rosso. Il Comitato scientifico dell’ICCAT  ha, però,  richiesto maggiori risorse scientifiche per eseguire correttamente il lavoro di valutazione.

Poi c’è l’altra questione, denunciata sempre dal WWF, dei cosiddetti allevamenti di Tonno rosso. Il sospetto è che possano ospitare anche  catture illegali come dimostrerebbe il caso di una struttura che sarebbe stata trovata in possesso di ben 550 tonni di cattura. Una cifra, riferiscono gli ambientalisti, già superiore alle quote stabilite per un singolo Stato.

Come il WWF sta dichiarando da molti anni – ha aggiunto Costantini – I meccanismi per affrontare e garantire il rispetto delle misure di gestione sono cruciali per la credibilità dell’ICCAT“.

Pollice verso, invece, per ogni protezione da destinare agli squali. I risultati dell’ICCAT di quest’anno sono stati molto deludenti. Una proposta per rafforzare l’attuale divieto al taglio delle pinne, obbligando le barche a portare a terra gli squali con le pinne ancora integre, è stata bocciata da una radicale opposizione da parte di Giappone, Cina e Corea.

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