Le 400 pecore  alla diossina sarebbero state graziate, secondo quanto riferito dall’emittente Telenorba. Le pecore, risultate positive alla diossina, pascolavano a due passi dall’ILVA. A luglio scorso era stata decretata la condanna a morte, il Tar di Lecce aveva respinto il ricorso dell’allevatore tarantino.
Sempre a luglio si era riunito il tavolo tecnico istituto dalla Regione.  Intanto  erano stati iscritti sul registro degli indagati  Emilio Riva e suo figlio Nicola, patron e presidente del siderurgico, il  direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il dirigente dell’ area agglomerato della fabbrica dell’ acciaio, Angelo Cavallo, nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura tarantina  sulla contaminazione di terreni e animali degli allevamenti che confinano con la gigantesca zona industriale.
Negli anni passati alcune centinaia di pecore alla diossina sono state abbattute, quelle odierne dovrebbero entrare a far parte di una fattoria didattica.