ricci di mare
GEAPRESS – Cinque tonnellate di mitili, oltre un quintale tra echinodermi (ricci di mare), datteri di mare, “mussoli” e novellame di pesce sottoposti a sequestro insieme a tre coppie di bombole da sub  e attrezzature varie. Tra queste 10 metri di rete utilizzata per la pesca a strascico e 20 metri del cosiddetto “velo”, la speciale – nonché vietata – rete a maglia strettissima utilizzata, appunto, per la pesca del “novellame”.

Questo l’esito di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Taranto, che ha portato alla denuncia di cinque soggetti tutti segnalati all’autorità giudiziaria del capoluogo Jonico. Le  sanzioni amministrative elevate ammontano invece ad oltre 30.000 euro.

Ad intervenire negli ultimi giorni sono stati i finanzieri della Sezione Operativa Navale di Taranto, impegnati nella vigilanza della costa della provincia Jonica e di quella di Matera.

In particolare, presso la località Punta Rondinella, i finanzieri avevano notato due autovetture parcheggiate sul litorale, i cui conducenti erano impegnati, a poca distanza, in attività di pesca subacquea con l’ausilio di bombole.

Una volta risaliti dall’immersione, i due uomini sono stati sottoposti a controllo. Ad essere rinvenuti sono stati tre chili di datteri di mare, prodotto ittico molto ricercato e apprezzato sulle tavole pugliesi, ma del quale sono severamente vietate la pesca, la detenzione e la commercializzazione. Trovati inoltre più di venti chili di “mussoli”.

Per uno dei due soggetti, entrambi originari della provincia di Bari e sprovvisti di licenza di pesca, è scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica per i reati di danneggiamento, distruzione e deturpamento di bellezze naturali. Entrambi sono stati inoltre sanzionati per l’esercizio abusivo della pesca con l’ausilio di autorespiratori.

L’attrezzatura da pesca veniva sottoposta a sequestro mentre il pescato è stato rigettato in mare alla presenza dei trasgressori.

Nella mattinata di sabato, invece, gli equipaggi di due motovedette intercettavano nelle acque prospicienti la Baia d’Argento, a Marina di Leporano (TA), e in prossimità di Capo San Vito, tre imbarcazioni intente alla pesca del novellame di pesce e del riccio di mare. I rispettivi capi barca, controllati dai finanzieri, sarebbero però risultati sprovvisti di licenza, mentre a bordo veniva riscontrata la presenza di ben dodici chili di novellame di pesce, del quale, oltre alla pesca, sono vietate la detenzione e la commercializzazione, misure stabilite allo scopo di consentire il ripopolamento della fauna marina.

Per i responsabili di due barche scattava la segnalazione all’Autorità Giudiziaria, oltre al sequestro del pescato, immediatamente riversato in mare. Contestata inoltre la sanzione di 8.000 euro mentre per il responsabile della terza barca, trovato dai finanzieri con a bordo oltre 1500 esemplari di ricci (corrispondenti ad oltre 50 chili) veniva comminata una sanzione amministrativa di 4000 Euro e il pescato, sequestrato, veniva subito restituito al mare.

La raccolta giornaliera dei ricci di mare, spiega la Guardia di Finanza, è permessa fino ad un massimo di 50 esemplari per i pescatori sportivi e fino a un massimo di 1.000 esemplari per i pescatori professionisti muniti di licenza.

Analoga sorte e sanzione era toccata, qualche giorno prima, nelle acque della Baia d’Argento, ad un altro pescatore di frodo tarantino, anch’egli esperto nella raccolta dei ricci.

Alcuni interventi sono stati svolti dai militari grazie alle preziose segnalazioni pervenute al numero di pubblica utilità 117, ciò a conferma che la collaborazione dei cittadini che hanno a cuore il rispetto delle regole e la tutela del mare e dell’ambiente è fondamentale per una maggiore efficacia dell’attività di prevenzione e repressione delle attività illegali.

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