taiji
GEAPRESS – Che fine ha fatto la baia di Taiji ed il dramma dei delfini macellati o destinati ai delfinari? Forse distratti dalle nuove imprese di Sea Shepherd, impegnata nell’oceano meridionale contro le baleniere giapponesi, l’attenzione sulla baia del Giappone centro meridionale è andata un po’ diminuendo.

Le catture dei delfini, però, sono continuate e gli attivisti di Sea Shepherd hanno documentato e denunciato quanto avviene nei luoghi. A distanza di sole poche ore dal trasferimento di un gruppo di tursiopi presso le strutture di primo addestramento locali, un gruppo di 15 delfini globicefali è stato catturato proprio nelle acque antistanti la baia.

Le barche dei pescatori li hanno quasi subito avvistati, una volta lasciato il porto di Taiji.  Calati in mare i diffusori di suono che disturbano gli animali, è iniziata una veloce azione di indirizzamento verso lo stesso porticciolo. In meno di un’ora era già tutto concluso. In effetti, dopo che le barche erano uscite dal porto, gli attivisti di Sea Shepherd avevano visto  i macellai. L’area ove avviene l’uccisione e lo squartamento degli animali, è l’unica veramente interdetta ai volontari ambientalisti. Per il resto Sea Shepherd, a differenza di altri paesi ove avviene la macellazione dei delfini, è autorizzata dalle autorità a rimanere nei luoghi. Dove invece avviene l’uccisione, ovvero nella parte più interna della  baia ben protetta da teli gommati, è vietato filmare. Solo poche immagini quasi “rubate”.

Sono soprattutto i delfini globicefalo ad essere destinati al mercato della carne. I tursiopi, invece, specie se giovani, vengono venduti ai delfinari. Secondo gli ambientalisti il primo settore, ovvero quello della macellazione, potrebbe essere un alibi per sostenere il ben più lucrativo rifornimento dei circhi d’acqua.

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