corno rinoceronte
GEAPRESS – Due commercianti di corno di rinoceronte sono stati condannati ieri negli Stati Uniti, alla pena di 42 e 46 mesi di carcere.

Padre e figlio, di origine vietnamita sono così finiti sotto la scure della giustizia americana che punisce severamente i trafficanti di fauna selvatica. Da notare che il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna ancora superiore. La pena, però, è stata ridotta dopo che il Giudice aveva ascoltato la particolare storia del padre. Una persona, a quanto pare, scappata dal Vietnam anni addietro.

I due erano stati arrestati lo scorso anno con l’accusa di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e contrabbando di fauna selvatica in violazione della legge Lacey. Si tratta di un provvedimento legislativo varato addirittura nel 1900.

Gli imputati, ora condannati, avevano cercato di difendersi sostenendo di non essere autori di alcuna uccisione di rinoceronti, ma di essersi imbattuti in questo commercio solo nel 2008 a seguito di un vecchio corno presso una casa d’asta. Una giustificazione che comunque non può esimerli dall’avere movimentato il commercio di corni. Poi l’accusa di avere corrotto un funzionario vietnamita.

Oltre alle pene detentive i due dovranno pagare una multa di 10.000 dollari cadauno, più ulteriori 185.000 dollari. Nella vicenda è stato coinvolto anche un terzo imputato, titolare di una società commerciale, condannato a pagare 100.000 dollari.

Come se ciò non bastasse, tutti e tre gli imputati sono stati condannati a pagare 800.000 dollari al Fondo di conservazione delle specie. Si tratta di un Fondo creato e gestito dal Fish and Wildlife Service (FWS), l’Agenzia federale che si occupa anche della repressione di questi commerci. I fondi serviranno a sostenere gli sforzi internazionali per proteggere i rinoceronti ed altre specie in pericolo di estinzione.

Pene ben lontane da quelle previste in Italia. I reati  in violazione della Convenzione di Washington, sul commercio di specie di flora e fauna in via di estinzione, sono infatti di semplice natura contravvenzionale. Al di là della inadeguatezza delle sanzioni pecuniarie (praticamente inesistente, poi, la possibilità di andare in prigione) si tratta di previsioni legislative che non agevolano metodi di indagine all’altezza di un commercio, quello quello di animali esotici, secondo solo a quello di armi e droga.

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