Nella mattinata di ieri, a circa duecento-trecento metri da riva, la Guardia Costiera di Savona, a seguito di segnalazione, ha rinvenuta una carcassa non ben identificabile di cetaceo di circa 7-8 metri, in avanzato stato di decomposizione.

E’ stata, quindi, contattata la Fondazione Cima di Savona, consulente in materia di cetacei, che, con un proprio ricercatore a bordo del gommone GC B38 della Capitaneria di Savona, identificava nella carcassa i resti – cranio e parte anteriore – di un capodoglio di più di dieci metri, in decomposizione da almeno un mese; la presenza sulla carcassa di pescato demersale (scampi e naselli) non decomposto ha fatto pensare ad un possibile recupero accidentale della medesima da parte di reti a strascico.

Nonostante i tentativi, il recupero meccanico della carcassa risultava impossibile. Quindi, trattandosi di carcassa insalubre e particolarmente maleodorante, al fine di evitarne lo spiaggiamento su zone frequentate da bagnanti o il suo ingresso all’interno del porto, si provvedeva ad agganciarla con i mezzi di bordo della motobarca Econord, che si occupa della pulizia degli specchi acquei portuali, e a trainarla all’esterno della zona alti fondali, in modo da favorirne la naturale decomposizione all’interno della scogliera presente alla radice della diga foranea, lontano da presenze umane.

Nel primo pomeriggio alcuni pezzi di grasso e pelle staccatasi dalla carcassa raggiungevano comunque le spiagge del prolungamento e delle fornaci, creando qualche allarme tra i bagnanti e i gestori degli stabilimenti balneari; i mezzi nautici e le squadre operative della Capitaneria di Savona, con l’ausilio anche della motovedetta CC 614 della locale squadra nautica dei Carabinieri si recavano in zona, unitamente al personale della Fondazione CIMA, spiegando ai numerosi presenti quanto era accaduto fin dal primo mattino e recuperando i resti spiaggiati del cetaceo per il successivo smaltimento.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati