Divieto di caccia
GEAPRESS – La caccia era già sospesa da ieri a causa  della neve, ma oggi ricade comunque la data di chiusura  ufficiale della caccia nella provincia di Savona. “Anzi no”, riferisce una  nota della Protezione Animali savonese. Rimane aperta fino a metà marzo per le femmine di capriolo, senza contare il tentativo dei soliti consiglieri regionali di prorogarla per alcuni giorni ancora per “compensare” le giornate di sospensione da parte di TAR e Consiglio di Stato dell’autunno scorso.

Eppure, proprio grazie proprio alle interruzioni dovute ai ricorsi delle associazioni ambientaliste, ENPA Savona spera che siano diminuiti gli animali uccisi dai cacciatori. Nella stagione venatoria 2010/2011, l’ultima di cui sono noti i resoconti regionali, a parte i due morti ed i diversi feriti tra gli “umani”, i fortunatamente sempre meno cacciatori liguri (18.395 nel 2013 – 4.551 a Savona –  contro i 78.600 del 1977), sono riusciti, sempre secondo l’ENPA, ad ammazzare “ufficialmente” oltre 278.000 animali, di cui 43.000 stanziali e 235.000 migratori.

Questo alla faccia dell’ 80% degli italiani totalmente contrari ad ogni forma di caccia (Report annuale 2013 dell’EURISPES).

A Savona, 5.160 cacciatori (16.000 nel 1977)  hanno ucciso “ufficialmente” (esclusi quindi omissioni e “dimenticanze” e l’attività dei bracconieri) quasi 62.000 animali (48.000 migratori e 14.000 stanziali), tra cui 1.331 beccacce, 2.116 ghiandaie, 6.500 merli, 35.000 tordi e cesene, quasi 1.600 caprioli e daini, oltre 7.000 cinghiali, 421 lepri e quasi 2.000 fagiani e pernici.

Per l’ENPA, nel savonese la pace nei boschi non c’è ancora: con grave disturbo alle specie animali in riproduzione e nidificazione, fino al 15 marzo è permessa la caccia alla femmina di capriolo da parte dei cosiddetti “selecontrollori” che, appostati tra i cespugli con carabine di precisione potranno fucilare questi gentili animali fino al raggiungimento del contingente stabilito sulla base di precedenti censimenti. Senza che ciò influisca  sui danni arrecati alle coltivazioni ed anzi, in base a studi universitari che secondo l’ENPA non sarebbero però tenuti in considerazione, è dimostrato che la caccia agli ungulati (cinghiali, caprioli e daini) non ne riduce il numero ma ne favorisce la crescita disordinata.

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