GEAPRESS – Animalisti savonesi preoccupati per la diffusione di sostanze velenose lungo le spiagge del prolungamento e di Corso Vittorio Veneto. Un cane è finito dal veterinario, cavandosela grazie alla cure alle quali è stato prontamente sottoposto. I volontari della Protezione Animali hanno perlustrato la zona ma hanno trovato soltanto una gran quantità di frammenti di plastica dei galleggianti delle reti da pesca, che hanno comunque raccolto e smaltito.

L’ENPA fa appello ai proprietari di cani affinché nel frequentare la spiaggia controllino  attentamente che gli animali non tocchino pacchetti sospetti; bene sarebbe abituarli a non mangiare se non dalle mani del proprietario o dei familiari.

Ogni anno in provincia di Savona si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o presunti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche. In tutto non meno di 50, tra cani e gatti di proprietà, oltre che 100 gatti liberi ed un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici, trovano la morte a causa del veleno. L’ENPA tiene a disposizione degli animalisti la mappa degli eventi ed ogni volta, dopo aver diffuso avvisi in loco, li segnala al Comune competente. Secondo un’Ordinanza del Ministero della Salute, il Comune è tenuto a delimitare e bonificare l’area. A disposizione anche il manuale sul da farsi nel caso di avvelenamenti (SCARICA IL PDF).

Secondo l’ENPA savonese sono frequenti i casi di ritrovamento di bocconi avvelenati nei boschi (soprattutto della Valle Bormida) sparsi in precisi periodi dell’anno dai bracconieri per tenere lontani i cani dei cacciatori. Esistono poi gli avvelenatori seriali, soprattutto di colombi. E’ questo il caso di Laigueglia, di via Rossini, via Martinengo e zone limitrofe a Savona. Reazioni sbagliate, secondo la Protezione Animale, all’incapacità dei Comuni di affrontare in modo corretto ed incruento la diffusione dei piccioni in città. Nel caso di Savona, poi, ENPA propone da anni di creare un punto di somministrazione del cibo lungo il torrente Letimbro, in modo da spostare la colonia di piazza Saffi in una zona cittadina meno critica e favorire coppie stabili e forti che impediscano la riproduzione degli altri soggetti. Il Comune, denuncia l’ENPA, non risponde, continuando a mantenere l’inutile divieto generalizzato di sfamarli.

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