martello Corte
GEAPRESS – Fondata sulla mera quadratura di conti. Questo quanto inserito tra le motivazioni della Corte di Cassazione, III Sezione Penale, che lo scorso 15 ottobre ha rigettato il ricorso di un cacciatore della provincia di Sassari che aveva impugnato in merito al mancato rinvenimento del colpo in canna. La questione verteva sul massimo numero di colpi consentiti dalla legge, ovvero solo due. Il ricorso, invece, sosteneva “che detenere tre cartucce nel caricatore e nessuna in canna” può in sostanza considerarsi rispettoso del dettame. Per la Cassazione, invece, “equivale a detenere due cartucce nel caricatore più una in canna“.

Sembrerebbe riproporsi la nota regola che variando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. L’aritmetica, almeno quella, non si discute. In definitiva sostenendo un diverso ordine delle munizioni, non poteva cambiare il risultato. A scanso di equivoci la Corte ha concluso rilevando “proprio la possibilità di caricare nel serbatoio dell’arma più proiettili rispetto al numero legale consentito, che – lo si ripete – è di due“.

Un secondo motivo di opposizione era invece dovuto al momento del controllo. Secondo la difesa del cacciatore, costui non sarebbe stato intento nell’esercizio della caccia, trovandosi vicino all’autovettura in un parcheggio lontano dai luoghi di caccia. Una vecchia questione che evidentemente, nonostante i precedenti pronunciamenti, diviene ancora oggetto di ricorso. Non solo, già nella legge regionale ed in quella nazionale (riferisce sempre la Corte) è stabilito che deve considerarsi esercizio di caccia il vagare o soffermarsi con i mezzi destinati allo scopo. Dunque, anche in questo caso, ricorso rigettato.

Incuriosisce la pena alla quale era stato condannato nel precedente giudizio il cacciatore. Ammenda di 600 euro. Un reato minore, come tutti i reati venatori. Sono solo reati di contravvenzione e non pregiudicano granchè la facoltà di potere continuare a cacciare. Basti pensare all’abbattimento di specie protette. Bisogna essere condannati, con sentenza definitiva, per ben due volte prima di avere solo sospesa la licenza. Nel caso del cacciatore in questione, oltre alle 600 euro vi sono ora anche le spese processuali. In questo caso, però, è da solo riuscito ad aumentare quanto dovrà sborsare.

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