Papa Francesco
GEAPRESS – Alla vigilia della ricorrenza di San Francesco, il santo che più di ogni altro incarna l’amore per la natura, è un gabbiano reale a scrivere al Papa a nome di tutti gli “esponenti senza voce del Creato” (e grazie alla penna di Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia), perché inviti l’umanità a prendersi realmente e attivamente cura di tutti gli animali e le piante che compongono il miracolo della vita sul pianeta, senza i quali gli stessi esseri umani non potrebbero vivere.

Non un gabbiano qualunque, ma il celebre gabbiano che la sera dell’elezione di Papa Francesco sostava sul comignolo della Cappella Sistina – quasi un simbolo dell’attesa riposta nella scelta del suo nome – che parla a nome di fratello lupo, degli uccelli e dei pesci perseguitati dalla caccia e dalla pesca eccessive, dei fiori di campo scomparsi per i pesticidi, dell’orso bianco minacciato dai cambiamenti climatici, e di tutte le creature ridotte alla soglia dell’estinzione o sottoposte a pratiche crudeli. Un appello dallo spirito poetico, ma dai messaggi importanti, come quello che nel 2001 lo stesso Fulco Pratesi scrisse all’allora Papa Giovanni Paolo II a firma proprio di San Francesco, offrendo le sue dimissioni da patrono di un popolo che così poco amava le piante e perseguitava gli animali. Ecco il testo completo della lettera del gabbiano, insieme all’acquerello che lo ritrae.

 

     Beatissimo Padre,

chi Le scrive è il gabbiano reale che, la sera della Sua elezione, sostò sul comignolo della Cappella Sistina, quasi a simboleggiare l’interesse che noi, esponenti senza voce del Creato, riponevamo nel fatto che Ella abbia scelto il nome di Francesco per il Suo Pontificato.

E noi tutti piante e animali che componiamo il miracolo della vita su questo Pianeta, siamo sicuri che Lei, seguendo l’esempio di San Francesco, vorrà esprimere dal suo altissimo soglio l’invito a tutta l’umanità di prendersi realmente e attivamente cura della varietà della vita presente nel mondo, con i nostri fratelli, villosi, piumati e squamosi che condividono con l’uomo il viaggio sulla Madre Terra.
Già diversi Pontefici hanno espresso la loro preoccupazione per la difesa del Creato. Ma finora nessuno di essi si è spinto a chiedere attenzione e impegno nei confronti di tutte le specie che compongono la biodiversità, senza la quale gli stessi esseri umani non potrebbero vivere.
Sarebbe per noi una cosa magnifica poter udire il Suo richiamo alla difesa di tante creature, oggi ridotte alle soglie dell’estinzione o sottoposte a pratiche crudeli.

Pensiamo a Fratello Lupo, agli uccelli e ai pesci che assistevano incantati alle prediche di San Francesco, ancora perseguitati da pratiche di caccia e di pesca eccessive. Oppure ai fiori di campo che un uso improvvido di erbicidi sta portando alla scomparsa, persino ai bordi dei campi coltivati. Pensiamo all’orso bianco, privato, come tante altre specie, del proprio habitat per i cambiamenti del clima che l’uomo ha provocato.

Noi tutti, animali e piante del Creato, confidiamo che Lei – che ha già espresso tante importanti prese di posizione per la tolleranza e la carità – pronunci un appello in nostra difesa.
E chissà quanti cattolici devoti gioirebbero nel vedere accomunati nell’amore e nel rispetto per il creato, anche le piante e gli animali – spesso tenuti in disparte dalla Chiesa col timore di un ritorno al panteismo – riconoscendo in ogni espressione della natura – dagli uccelli del cielo ai gigli dei campi amati da Gesù – l’impronta sacra del Creatore di ogni cosa.

Il gabbiano della Sistina,
(e p.c.c. Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia)

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