cucciolo forestale
GEAPRESS – “La delega alla riforma della Pubblica Amministrazione sembra non poter prescindere dall’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nel Ministero degli Interni“. Lo riferisce in un suo comunicato la segreteria nazionale della CISAL-CFS secondo la quale  questo vorrebbe dire “che la riduzione del numero dei Corpi di Polizia Civili dello Stato non produrrà la tanto discussa razionalizzazione delle risorse attuali perché non verranno eliminate le sovrapposizioni e duplicazioni“.

Andare avanti con le riforme, ha ribadito Valter Rossi per conto della segreteria nazionale, è un argomento prioritario.

Occorre – ha precisato Rossi – in ogni modo trasformare questa profonda crisi in un rinnovato impegno per creare nuove possibilità ed occasioni, tuttavia la fretta può essere cattiva consigliera ed è questa la sensazione che si sta facendo strada all’interno della riforma sulla Pubblica Amministrazione. Assorbire il Corpo Forestale nella Polizia di Stato significherebbe duplicare i presidi sul territorio. Senza stabilire i limiti delle specifiche competenze si genererebbero sovrapposizioni difficilmente utili ai cittadini. La soluzione più realistica sarebbe procedere progressivamente con il rafforzamento delle singole specificità, pensare ad esempio ad un’unica Polizia Ambientale, aggregando al Corpo Forestale, tutti quei soggetti, polizie provinciali, corpi forestali delle regioni autonome e delle provincie a statuto speciale, personale della repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole, che attualmente operano in questo settore autonomamente e  senza alcun tipo di coordinamento“.

Ancor prima, sempre secondo la CISAL-CFS, il Ministro Madia e il Ministro Martina, dovrebbero però occuparsi dei 1400 lavoratori, assunti con contratto privato L. 124/85, che da oltre un trentennio aspettano di essere stabilizzati. Si tratta di operai a tempo indeterminato e determinato integrati e professionalizzati all’interno del Corpo Forestale che oggi, “in virtù di una scellerata e frettolosa riforma”, rischiano di tornare a casa.

Critiche, dunque, al Governo Renzi che sarebbe tanto attento al jobs act, ma per le forme contrattuali del settore privato “dovrebbe preoccuparsi con la stessa attenzione delle anomalie presenti nel settore pubblico, con il rischio di generare gravi“.

Nessuno, ad esempio, parla o ipotizza un futuro certo per le 1.400 famiglie che con l’attuale disegno potrebbero andare ad incrementare il popolo dei disoccupati. Abbiamo bisogno – ha aggiunto Valter Rossi – di risposte chiare per tutti i lavoratori del Corpo forestale dello Stato, non soltanto per i dirigenti. Nessuno si sta occupando di questa problematica nonostante la Cisal-CFS l’abbia evidenziata difronte al Ministro Martina, ai vertici del Corpo Forestale e agli organi parlamentari. Nessuno si è degnato di tranquillizzare 1.400 famiglie che da decenni lavorano con un contratto di tipo privato in un amministrazione pubblica, nonostante già nel 2007 la funzione pubblica consigliasse di stabilizzarli inserendoli nei ruoli. Lavoratori che svolgono compiti importanti come quello di collaborare alla gestione amministrativa e alla tutela della biodiversità nelle Riserve Naturali dello Stato. Al contrario proprio ieri il Consiglio di Amministrazione si è riunito per nominare nuovi Dirigenti Superiori, come se non fossero sufficienti quelli già esistenti. Qual è la razionalizzazione e quali sono i  risparmi che ha in mente di perseguire questo Governo?“.

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