GEAPRESS – L’inserimento delle spese veterinarie nel nuovo redditometro previsto dal Governo Monti sta sollevando da più parti pareri negativi. Già lo scorso febbraio un gruppo di europarlamentari aveva scritto una lettera al Sottosegretario alla Salute, Elio Cardinale dopo che tra le voci del redditometro erano state previste le spese per il veterinario. L’On.le Muscardini e l’On.le Zanoni, tra gli europarlamentari firmatari della lettera a Cardinale, oggi tornano a sottolineare l’inadeguatezza di tale provvedimento.

Inserire gli animali domestici nel redditometro è decisamente una misura sbagliata, che rischia di alimentare randagismo e sommerso – ha dichiarato l’On. Cristiana Muscardini, Vicepresidente della commissione Commercio Internazionale PE – In Italia si stima che ci siano 40 milioni di animali domestici, un dato che dimostra chiaramente come cani e gatti non possano essere considerati bene di lusso, alla stregua di uno yacht”.

Come avevamo già segnalato al Governo – sottolinea Muscardini – includere gli animali domestici tra gli indici del reddito porterà inevitabilmente ad un maggior numero di abbandoni. O, nella migliore delle ipotesi, lascerà i cittadini di fronte all’alternativa tra evitare cure veterinarie per il proprio animale o pagare in nero. Tenuto conto che malattie come rabbia e leptospirosi sono problemi tuttora emergenti in Italia si tratta di risultati tutt’altro che salutari, come anche gli stessi veterinari non mancano di sottolineare”.

Inserire gli animali d’affezione nel redditometro è oltre che ridicolo e moralmente sbagliato – ha dichiarato l’On.le Zanoni Vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo – Si tratta di un procedimento assai ingiusto che mette in difficoltà tutte quelle persone, magari anche a basso reddito, già costrette a sopportare spese ingenti come i 25 euro per l’applicazione di un microchip al proprio cane in un ambulatorio privato. Tassare ulteriormente gli animali d’affezione potrebbe quindi costituire un incentivo indiretto al fenomeno del randagismo, visto che sempre meno persone, sia pure a malincuore, potrebbero permettersi un animale domestico. Questo, di conseguenza e paradossalmente, aumenterebbe anche le spese pubbliche di gestione del randagismo.

Per questo – conclude Zanoni – invito tutti i possessori di animali d’affezione a firmare la petizione promossa dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari lanciata lo scorso Novembre, che ha già superato le 50mila firme, e che scadrà il 31 Gennaio prossimo. Mi auguro che il prossimo governo, qualsiasi sia il suo colore politico, abbia il coraggio di contrastare altrimenti l’evasione fiscale e punti ad altre forme di tassazione più morali come la patrimoniale.

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