lupo
GEAPRESS – Un lupo, ormai prossimo alla liberazione. La sua storia inizia presso l’Università degli Studi di Perugia dove, a seguito del recupero in natura, viene diagnosticata una malattia virale che già negli anni aveva mietuto vittime nella popolazione selvatica del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il lupo deve pertanto subire una lunga degenza e cura, per le quali viene scelto il Centro Il Pettirosso di Modena. Adottati, in collaborazione con la stessa Università, i protocolli per la sua detenzione, al lupo viene riservata un’area tutta sua dove potere vivere non a contatto con l’uomo; basta, infatti, la semplice visione per potere compromettere la liberazione.

Nei mesi continuano i prelievi che rivelano all’esame clinico affidato al Dipartimento della Sanità Pubblica , la presenza della malattia; il lupo, però, continua a migliorare ed a dimostrare una certa reattività. Così, infatti, si rileva dal monitoraggio continuo effettuato anche grazie alla presenza di telecamere, ed al quale partecipano, oltre all’Università di Perugia, anche quella di Modena. Finalmente l’ultimo responso, arrivato questa volta dall’Università di Bari: gli esami ematici sono negativi, il lupo si può liberare.

La tribolata storia, fatta anche di tanto impegno da parte del Centro il Pettirosso, è ormai avviata alla sua conclusione. Il lupo, infatti, una volta readiocollarato, verrà liberato in un’Oasi protetta dell’Umbria.

Il trasporto del lupo, sarà reso possibile grazie al contributo della LAV di Bologna.

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