cane avvelenato
GEAPRESS – Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di ieri (vedi Gazzetta Ufficiale ) è stata prorogata di un anno l’Ordinanza ministeriale del febbraio 2012 relativa al divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati.

Per il Presidente dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari italiani) Marco Pelosi andrebbero però sottolineati i rischi insiti nelle attuali modalità di impiego dei topicidi

L’uso della derattizzazione può mettere a rischio, sia pure inconsapevolmente, gli animali da compagnia. Le ragioni, ad avviso del Presidente ANMVI sono due:  in etichetta mancano indicazioni realmente efficaci per un corretto utilizzo e nella formulazione mancano garanzie di repellenza al gusto di cani e gatti.

In primo luogo, in etichetta– osserva Melosi- dovrebbe essere raccomandato l’uso contestuale del veleno solo all’interno dei contenitori/trappole e non dovrebbe essere consentita la libera dispersione nell’ambiente del ratticida. Invece, è frequente trovare sugli scaffali prodotti con istruzioni addirittura pericolose, come ad esempio: “per una corretta derattizzazione disporre l’esca in mucchietti nei luoghi frequentati dai roditori”.

Secondo il Presidente ANMVI, il consumatore non è chiaramente indotto a posizionare il veleno solo ed esclusivamente nei contenitori-trappola, accessibili solo ai topi e non al muso del cane: “ molti proprietari – aggiunge Melosi- derattizzano con libera dispersione del veleno in ambienti dove passano anche il cane e il gatto di casa. La vendita congiunta veleno-trappole e una raccomandazione più chiara in etichetta potrebbero scongiurare molti casi di avvelenamenti”.

In secondo luogo, per aumentare la sicurezza delle specie non bersaglio, andrebbe verificata la reale efficacia delle sostanze amaricanti presenti nei topicidi. “ Non sono abbastanza sgradevoli per cani e gatti– afferma Melosi –che invita le autorità competenti e i produttori a valutare una revisione delle attuali formulazioni, che contengono quantità di denatonio benzoato, la sostanza più amara del mondo, in quantità insufficienti per risultare immangiabili dai nostri animali da compagnia”.

L’ANMVI chiede dunque un’azione mirata sui produttori e sui consumatori di questi prodotti. “Noi, negli ambulatori – conclude Melosi- stiamo già facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per educare i proprietari e per salvare i pazienti”.

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