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GEAPRESS – Una presenza consueta e da alcuni anni sicura dal punto di vista sanitario. Così, in un comunicato congiunto, ENPA, LAV e Lega Difesa del Cane sottolineano la presenza dei cani tra gli scavi archeologici di Pompei. Una presenza, asseriscono sempre le associazioni, non sgradita agli stessi visitatori.

La richiesta di lasciare nei luoghi i quattro zampe di Pompei è ora rivolta al Ministro dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
La lettera fa seguito alla disposizione che sarebbe stata impartita dalla Asl di accalappiare i cani presenti nell’area archeologica. Un fatto che ha provocato sconcerto tra le associazioni.

Nel 2010 – riferiscono le tre associazioni – abbiamo promosso, d’intesa con gli allora responsabili dell’Area, il progetto “Cave Canem” che ha permesso di identificare, microchippare, condurre accurati controlli sanitari e sterilizzare i cani presenti nell’area. Molti dei quali, proprio grazie a questa iniziativa, hanno trovato una famiglia.»

Gli animali che invece sono rimasti nell’area degli scavi sono diventati “di casa”, svolgendo anche una preziosa funzione di presidio del territorio, soprattutto nei confronti dell’endemico randagismo locale. Pertanto, allontanare dal parco archeologico i cani di Pompei vorrebbe dire strapparli alle loro radici per condannarli ad un incerto futuro in canile. Un fatto, quest’ultimo, che le associazioni giudicano inaccettabile da un punto di vista etico.

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