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GEAPRESS – Una grossa Manta è stata avvistata dai bagnanti che ancora numerosi affollano il litorale di Pizzo, in provincia di Vibo Valentia. A darne comunicazione è il WWF di Catanzaro che ricorda come appena pochi giorni addietro, le stesse spiagge hanno ospitato la deposizione di una tartaruga Caretta caretta. Un evento, aggiungono sempre gli ambientalisti, mai prima verificatosi.

Ora, il grosso pesce dalle lunghe pinne pettorali appuntite a forma di ali. Una indistinguibile sagoma di colore nero e della lunghezza di circa due metri; il tutto a pochi metri dalla riva.

Subito allertata dai bagnanti, la sala operativa della Capitaneria di Porto di Vibo Marina ha contattato il responsabile del Programma Mare del WWF Calabria, Pino Paolillo che, dalle foto trasmesse dalla Guardia Costiera e dalle numerose testimonianze raccolte sul luogo, ha identificato il grosso pesce. Per il naturalista si tratta di un esemplare di “Diavolo di mare mediterraneo” (Mobula mobular), detto anche Cefalottera”, appartenente alla stessa famiglia della simile e ben nota “Manta” dei mari tropicali, la cui principale caratteristica è costituita dalle due prominenti pinne cefaliche poste davanti alla bocca, che ricordano due corna.

Nonostante le notevoli dimensioni (gli adulti possono raggiungere i 4 metri di larghezza) si tratta di animali assolutamente innocui, che si cibano di zooplancton e di piccoli pesci gregari come le acciughe.

“La nostra “Manta”  – spiega nella sua nota il WWF – appartiene probabilmente ad una specie esclusiva, cioè endemica, del Mediterraneo, ed è considerata minacciata anche perché ha un tasso di riproduzione molto basso: dopo una lunga gestazione (la riproduzione è vivipara) viene partorito un solo piccolo, per cui è stata inserita nell’allegato II della Convenzione di Barcellona”.

Sia la Capitaneria di Porto di Vibo Marina, che segue costantemente gli spostamenti della Manta, sia il WWF, raccomandano ai bagnanti di non avvicinarsi al pesce che, nonostante la sua indole assolutamente tranquilla, potrebbe rappresentare un rischio, specie se infastidita, a causa della mole notevole e della presenza di un breve aculeo velenoso alla base della lunga coda.

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