duffy duck
GEAPRESS – La caccia in Piemonte è iniziata da ieri. Questo quanto asserito dal WWF, LAC, Pro Natura e LAV, dopo che la Regione Piemonte ha pubblicato nel BURP le nuove disposizioni sulla stagione venatoria 2013/2014. Un provvedimento deciso dalla Giunta Regionale del Piemonte, già accusata dalle associazioni di avere impedito il referendum regionale sulla caccia.  Ora si aprirebbe anche la stagione venatoria all’insegna dell’improvvisazione ed in assenza del Piano Faunistico Venatorio (PFV) regionale. Non solo, ma a mancare sarebbe pure la legge regionale. Le associazioni ricordano infatti che l’impedimento del referendum è stato ottenuto abrogando “l’oggetto del contendere” ovvero la stessa legge regionale.

Cosa cambia, dunque,  a partire da quest’anno?

Secondo WWF, LAC, Pro Natura e LAV, ad aumentare saranno le specie cacciabili. Da 29 a 35. Tra queste il fischione, la folaga e il coniglio selvatico. Quest’ultimo, affermano le associazioni, sarebbe quasi estinto in Piemonte. Poi i periodi di apertura: quella che dovrebbe essere “l’apertura generale”, fissata a partire dal 29 settembre 2013  sarebbe di fatto una sorta di “prosecuzione generale”. Questo perché le nuove norme autorizzano la caccia al capriolo e al cinghiale a partire dal 1° giugno. Quella al camoscio e al muflone, a partire dal primo agosto, mentre al daino sarà possibile sparare dal primo settembre ed al cervo  dal primo ottobre. Per gli uccelli si potrà uccidere la tortora selvatica ed i corvidi già nel mese di settembre. La stagione terminerà il 15 marzo 2014.

C’è poi la questione della piccola fauna alpina (fagiano di monte, coturnice, pernice bianca, lepre variabile), in grave crisi su tutto l’arco alpino, che continua ad essere oggetto di prelievo venatorio. Ad aumentare, però, non sarebbero solo le specie ma anche i limiti di carniere. Le associazioni mettono, a questo proposito, in evidenza come dagli otto uccelli migratori abbattibili giornalmente con la vecchia legge regionale, si sia passati a dieci. I cinghiali aumentano invece dai cinque della ex legge regionale, ai 15 dell’anno scorso ai venti della nuova stagione. Come mai, riferiscono sempre le associazioni, non diminuiscono i danni all’agricoltura che causerebbe il cinghiale?

In compenso a diminuire c’è un un unico paremetro, ovvero il numero dei cacciatori. Erano 34.000, in tutto il Piemonte, nel 2008. In poco più di cinque anni,  sono passati a 25.000.

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