cinghiale morto
GEAPRESS – L’attuale allarmismo sull’eccessivo numero di ungulati in Piemonte (frutto anche di un’ errata gestione faunistica) sembra più finalizzato a creare una situazione persecutoria volta a soddisfare gli interessi di pochi piuttosto che a trovare una soluzione concreta basata su un approccio scientifico e un’efficace pianificazione. Questo quanto comunicato dal WWF Piemonte che denuncia come tale stato di cose vada  a tutto svantaggiodella biodiversità e degli agricoltori.

La ricomparsa e l’incremento numerico di cinghiali e caprioli nel territorio piemontese (specie autoctone che si erano localmente estinte in epoca storica), derivano anche dalle immissioni a scopo venatorio, e dalla pratica della pasturazione. Anche in inverni rigidi e nevosi, aggiunge nel suo comunicato il WWF,  con la pasturazione le popolazioni non subiscono la naturale selezione che ne contiene l’espansione, nelle aree montane, dove anche la preziosa presenza del lupo contribuisce a tale regolazione, e in pianura dove i danni all’agricoltura devono poi essere ripagati con le scarsissime risorse pubbliche.

In tali contesti sarebbe opportuno intraprendere una gestione delle popolazioni di ungulati pianificata da Istituti scientifici, mirata ad avere risultati concreti tramite operazioni di coordinamento tra i vari Enti territoriali che si occupano di gestione faunistica. Per questo andrebbe potenziato (e non pressoché annullato come, secondo il WWF, si sta facendo attualmente in Piemonte) l’Osservatorio Faunistico Regionale e resa obbligatoria la raccolta dati al fine di costituire/implementare banche dati faunistiche indispensabili per una corretta gestione. Una gestione scientifica quindi del fenomeno, volta a pianificare e rendere efficaci gli interventi, che dovrebbero comprendere innanzitutto la prevenzione, e non ad assecondare nuovamente ed esclusivamente gli interessi di quella parte di mondo venatorio che, in gran parte, ha generato il problema.

Gli ungulati, insieme ai predatori loro naturali “antagonisti”, ricorda il WWF, rappresentano un importante tassello del “bene comune” biodiversità, nonché un motivo di richiamo per i numerosi escursionisti. Proprio i cittadini che frequentano colline e montagne per svago e per amore della natura rischiano di vedere gravemente limitata la loro libertà di muoversi in sicurezza in ambienti naturali a causa di un’attività venatoria ulteriormente intensificata a partire dal 1 giugno.

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