pescato
GEAPRESS – Non hanno rilevato filetti di delfino, così come alla base dei controlli effettuati dalla Direzione Marittima di Pescara, ma sono state lo stesso contestate infrazioni lungo la filiera della pesca.

I controlli della Capitaneria di Porto sono stati effettuati in collaborazione con Guardia di Finanza, Corpo Forestale e Aziende Sanitarie locali.

Verifiche in mare alle unità da pesca,  nei punti di sbarco, nei mercati ittici e nei centri di distribuzione. L’attenzione, in modo particolare era riservata alle  pescherie ed ai punti di ristorazione, senza escludere nessuna delle fasi della commercializzazione del pescato. Ricercati in modo particolare il tonno rosso, il pesce spada ma soprattutto la eventuale commercializzazione di filetto di delfino spacciato per specie diverse.

Le ispezioni sono state 159, con 35 sanzioni amministrative per un importo complessivo di oltre 70.000,00 Euro. Di rilievo quelle elevate per inosservanza della normativa sull’etichettatura (mancanza di informazioni o errate informazioni al consumatore) e per violazioni sulla tracciabilità/ rintracciabilità (mancanza di documentazione che consente di stabilire la “storia” e di identificare il pescato). Rilevanti, inoltre, le sanzioni a carico di motopescherecci sorpresi ad  effettuare attività di pesca utilizzando attrezzi non conformi e in zone e tempi non consentiti.

Una sanzione da 10.000 euro è stata elevata da parte dell’Ufficio di Vasto in collaborazione con la locale ASL, che ha individuato  un centro di trattamento molluschi che sarebbe risultato privo delle necessarie autorizzazioni sanitarie. Dalla verifica effettuata sono stati rinvenuti all’interno di due vasche circa 50 chilogrammi di molluschi (cozze, vongole veraci, fasolari e ostriche) -immediatamente sequestrati –  pronti per la successiva commercializzazione.

Sono state invece quattro le di Notizie di Reato, di cui due nei confronti di ristoratori,  che, a Vasto e Lanciano, nel proprio menù hanno omesso di indicare il prodotto ittico congelato, una nei confronti di un grossista che aveva acquistato una partita di calamari coreani  (loligo duvauceli) successivamente immessi in commercio come i più pregiati calamari locali (loligo vulgaris), l’ultima a carico di un marittimo che nel porto di Ortona senza avere il titolo assumeva il ruolo di Comandante di un motopesca.

Di rilievo, inoltre, il sequestro nella zona di mare antistante Pescara di 67 nasse da pesca, che oltre ad essere posizionati ad una distanza dalla costa non consentita (inferiore ai 300 mt), costituivano pericolo alla navigazione in quanto non segnalati.

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