GEAPRESS – Un giovane e raro Astore è stato colpito da una raffica di pallini da caccia giovedì scorso, ovvero l’ultimo giorno della stagione venatoria. A trovarlo un agricoltore nel Comune di Ottobiano, in Lomellina (PV). Il rapace, consegnato alle Guardie della Provincia di Pavia, è stato infine ricoverato d’urgenza al Centro recupero fauna selvatica della LIPU “La Fagiana”, a Pontevecchio di Magenta (MI).

L’animale, sottoposto a radiografia, riportava gravi fratture ad entrambe le ali, provocate da numerosi pallini. Un caso che il Centro LIPU ha giudicato subito disperato. Difficile dire al momento se si potrà recuperare dopo le cure medico-chirurgiche e se potrà tornare a volare.

La LIPU esprime tanta rabbia per quanto accaduto a poche ore dalla chiusura della caccia e ai danni di una specie definita rara a livello nazionale. L’Astore, infatti, è presente in Italia con sole 500/800 coppie nidificanti. Il suo habitat riproduttivo è rappresentato da boschi di collina e montagna, mentre in inverno qualche esemplare, come quello ferito nel pavese, scende in pianura alla ricerca di prede.

La LIPU, in un suo comunicato, ricorda come la stagione venatoria appena conclusa ha colpito duramente i rapaci, specie superprotette dalla legge italiana e dalle Convenzioni internazionali. Il bilancio, infatti, è a dir poco tragico: dal 1° settembre 2012, primo giorno di preapertura della caccia, al 31 gennaio 2013, giorno di chiusura nella gran parte delle Regioni, ben 95 rapaci sono stati abbattuti a fucilate e ricoverati nei centri LIPU. Tra questi si annoverano rapaci diurni quali l’aquila minore, il biancone, il falco palude, il gheppio, il lodolaio, la poiana, lo sparviere, il falco pellegrino, il falco pecchiaiolo, lo smeriglio e rapaci notturni come l’allocco, il gufo comune, il gufo di palude e la civetta).

Di questi 95 ben 43 sono deceduti,36 sono attualmente in cura, i più “fortunati” invece sono 9 rapaci che già hanno riacquistato la libertà.

Questo ultimo inquietante episodio – dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU – e i dati finali dei rapaci impallinati nei nostri centri confermano l’urgenza di un Piano nazionale antibracconaggio che attribuisca maggiori fondi alle forze dell’ordine, in primis il Corpo forestale dello Stato, e l’avvio di una seria modifica alla 157/92 che preveda, almeno raddoppiandole, le sanzioni sostanziali ai bracconieri. Lo abbiamo chiesto – prosegue il Presidente LIPU – nelle nostre proposte ai candidati premier e lo ribadiamo oggi, di fronte a questo ennesimo e sciagurato sfregio alla natura.

La LIPU sottolinea anche la necessità di un sostegno ai centri di recupero, che operano con abnegazione ma con pochissime risorse e insufficiente supporto da parte delle amministrazioni.

Solleciteremo – conclude Mamone Capria – il nuovo Parlamento ad intervenire senza tentennamenti sull’uno e l’altro fronte”.

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