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GEAPRESS – Conferma del Parlamento europeo alla pesca con mezzi non selettivi nelle acque profonde dei mari europei. Quanto di peggio potesse accadere si è purtroppo avverato e, secondo l’Eurodeputato Zanoni, la colpa è da ricercarsi nella cosiddetta  lobby della pesca irresponsabile.

La votazione è avvenuta con 342 voti a favore e  326 contro. “Oggi è un giorno nero per l’ecosistema dei nostri mari – ha riferito l’On.le Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. Per l’Eurodeputato “l’olocausto marino a cui stiamo assistendo  è destinato a continuare. Per meno di dieci specie di pesci pescati in acque profonde oltre cento sono rigettati in mare morti perché non ritenuti utili sul mercato. Oltre agli stock ittici stiamo distruggendo i fondali marini, tra cui le barriere coralline, gli ecosistemi di spugne e le montagne sottomarine“.

Il Parlamento europeo non ha approvato l’esplicita messa al bando della pesca a strascico in acque profonde in specifiche aree vulnerabili prevista dalla relazione dell’eurodeputato Kriton Arsenis (greco, socialista).

L’Unione europea possiede una delle più grandi flotte al mondo per la pesca profonda. Per questo avremmo dovuto proporre al Consiglio il divieto di questa pesca insostenibile. Prendo atto che la maggioranza dei miei colleghi al Parlamento europeo non si rendono conto dell’enorme danno che stiamo causando all’ecosistema marino – ha aggiunto Zanoni – Senza sottovalutare il danno economico, visto che secondo uno studio presentato dalla New Economics Foundation, ogni tonnellata di pesce catturato a strascico rappresenta un costo per la società compreso tra i 388 e 494 euro”.

Contro il rigetto in mare del pescato è stata invece approvata sempre oggi a Strasburgo la nuova “Politica comune della pesca” che prevede l’esplicito divieto di rigettare il pesce di scarto in mare e l’obbligo di etichettatura per i pesci venduti ai consumatori e nuove norme di commercializzazione per i prodotti ittici. L’accordo sulla riforma della pesca impone agli Stati membri di fissare quote di pesca sostenibili dal 2015 o, in alcuni casi eccezionali chiaramente definiti, entro il 2020.

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