allevamento mucche
GEAPRESS – Un proseguio dell’operazione Alexander, operata la scorsa estate dai Carabinieri di Palermo e le cui indagini patrimoniali condotte dalla Guardia di Finanza hanno portato ora al sequestro delle quote di una grossa società, operante a Palermo e provincia, specializzata  nell’allevamento, macellazione e commercio all’ingrosso di carni. Secondo il comunicato reso noto dal Comando Provinciale delle Fiamme Gialle, gli affari e le dinamiche sarebbero gestiti anche dal carcere.

Un ingente patrimonio, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro, così come disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. Le indagini economico – patrimoniali, svolte dal Nucleo di polizia tributaria e dal Reparto Operativo dei Carabinieri, coordinati della locale Procura della Repubblica, hanno interessato un soggetto originario di Monreale (PA), già condannato in via definitiva nel 1998 dalla Corte di Appello di Palermo per associazione di stampo mafioso finalizzata all’estorsione e nuovamente tratto in arresto nel febbraio 2013 con l’accusa di una nuova tentata estorsione unita a plurime minacce, che sarebbe stata perpetrata con altri soggetti ed aggravata dal metodo mafioso, ai danni del titolare di un’attività di ristorazione della città.

Gli inquirenti hanno così nuovamente investigato sul mandamento mafioso di “Porta Nuova” ed il settore delle estorsioni della famiglia del “Borgo Vecchio”, che dipende proprio da quel mandamento. L’accusa riguarda il reato di attribuzione fittizia di beni con la finalità di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione e per avere intestato a terze persone la titolarità delle società di macellazione. Una complessiva ricostruzione del patrimonio, indirizzate sulle disponibilità economiche e aziendali del soggetto che sarebbero apparse ingiustificate rispetto agli ufficiali flussi finanziari reddituali. Questo perchè, ad avviso degli inquirenti, gli ingenti investimenti economici operati nel tempo, rivolti soprattutto al conferimento di quote nell’attività commerciale, non risultano essere stati finanziati con redditi fiscalmente dichiarati dal suo nucleo familiare. Gli approfondimenti documentali eseguiti hanno portano a considerare il passaggio di quote della società di macellazione e commercio carni, dai figli dell’indagato ad altre persone, che risulterebbero meri  prestanome.

Tra i beni sequestrati figurano, oltre alla società di macellazione e vendita all’ingrosso di carni, anche 2 autovetture, 17 conti correnti, 5 rapporti di deposito titoli e obbligazioni, diverse polizze assicurative e gestioni collettive del risparmio, 2 cassette di sicurezza. Secondo la Guardia di Finanza anche questi beni risulterebbero frutto o reimpiego di guadagni provenienti da attività illecite.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati