elefante africano
GEAPRESS – Da un minimo di 480 fino a 900 elefanti. Sono questi gli animali morti nel nord del Mozambico nel periodo compreso  tra il 2011 e il 2013. Lo rende noto l’Ufficio Traffic del WWF che aggiunge come l’indagine condotta nel  Parco Nazionale Quirimbas  ha rivelato come quasi la metà degli elefanti osservati nel corso delle ricognizioni aeree, erano carcasse.

Le morti degli  elefanti – ha dichiarato Anabela Rodriguez, Country Director del WWF-Mozambico – sono probabilmente da ricollegare alla caccia illegale. Perdite che sono devastanti per la popolazione mozambicana di elefanti”.

Del fatto si è discusso a Maputo, nel corso di un workshop organizzato dal WWF-Sudafrica e dal governo tedesco, al quale hanno preso parte i rappresentanti di più ONG impegnate nella conservazione, oltre che  esperti di fauna selvatica e funzionari governativi.

Il Mozambico – ha dichiarato l’esperto di traffici illegali del WWF, Colman O’Criodain – si rivela come uno dei principali luoghi africani di massacro di elefanti oltre che di esportazione di avorio. Un market  redditizio anche per i commerci illegali di corni di rinoceronte da esportare verso i mercati asiatici. Abbiamo bisogno di  un’azione urgente e costante nella lotta contro queste attività“.

L’incontro arriva sulla scia delle statistiche sempre più allarmanti provenienti dal nord del Mozambico e zone limitrofe del Sudafrica. Sebbene il Mozambico non possieda una sua popolazione di rinoceronte (con la sole eccezione di alcuni animali che si allontanano attraverso il confine dal Parco Nazionale Kruger), il paese è fortemente implicato nella bracconaggio che colpisce il Sudafrica”.

Secondo il Dipartimento degli affari ambientali del Sudafrica, 293 dei 442  rinoceronti sudafricani uccisi, provengono proprio dal Kruger National Park. Inoltre, le autorità nel Parco Nazionale, hanno recentemente riferito del  primo caso di elefante vittima del bracconaggio in un’area interna al Parco. Un fatto che non avveniva da almeno  10 anni.

I bracconieri sono ben organizzati ed inseriti reti criminali che sfruttano siano la corruzione oltre che la capacità di attirare giovani disoccupati della regione“, ha detto il dottor Jo Shaw, Direttore del Programma Rhino dell WWF-Sud Africa. “Per far fronte a questa crisi, abbiamo bisogno di interventi del Governo che coinvolgono diversi soggetti, dal settore privato alla società civile.

La Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche (CITES) si riunirà a luglio per valutare i progressi compiuti dai paesi più coinvolti nel commercio illegale di avorio.

Secondo Colman O’Criodain, però, i rappresentanti dei Governi chesi  incontreranno a Ginevra per discutere del problema dell’avorio illegale, non rappresentano una  adeguata risposta al problema. “Ci sembra ancora molto poco – ha dichiarato il rappresentate del WWF – considerata l’urgenza che il problema impone. In particolare, la comunità internazionale deve inviare un messaggio forte alla Tailandia, che poco ha fatto per affrontare la questione della vendita non regolamentata di avorio “. Tailandia e Cina, sono infatti ritenuti i due principali paesi ove avviene la vendita di avorio.

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