Si è concluso oggi quello che è stato definito un “processo storico” contro l’Eternit Spa. I vertici dell’azienda  lo svizzero Stephan Schmidheiney, 64 anni, e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 89 anni, sono stati ritenuti colpevoli di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria) e per questo condannati a 16 anni. Invece, per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) il reato è andato prescritto.
 
Migliaia i morti e diverse centinaia i malati di tumore a causa della micidiale fibra di cemento amianto. L’accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni per una tragedia definita “immane” e  che continua a fare morti. Tutt’oggi il tremendo materiale, ormai bandito, continua ad essere ampiamente presente in Italia con tutta la sua pericolosità.

Quello di Torino va considerato tra i più grandi processi mai celebrati contro i reati ambientali, in Italia e nel mondo.