cacciatore II
GEAPRESS – Il nuovo Calendario Venatorio per la stagione di caccia 2016/2017 della Regione Marche, potrebbe essere messo in crisi dal ricorso innanzi al TAR promosso dalla LAC e dal WWF. Le due associazioni, infatti, lo giudicano come un provvedimento dal risultato estremamente deludente, visto che nessuna delle 15 proposte di modifica presentate in Commissione dalle associazioni ambientaliste è stata accolta.

Per LAC e WWF si tratterebbe dunque “dell’ennesimo regalo alle frange più estremiste del mondo venatorio, in contrasto con le norme nazionali e in palese difformità dal parere dell’ISPRA, l’unico organo scientifico autorizzato a fornire indicazioni per una corretta gestione dell’attività venatoria“.

Assistiti dall’Ufficio Legale dell’avv. Tommaso Rossi del Foro di Ancona, già noto per le tante battaglie ambientaliste sostenute nei Tribunali, il WWF Italia e la Lega Abolizione della Caccia presentano ricorso al TAR Marche, fitto di oltre trenta pagine e 18 motivi di ricorso. Il lungo elenco delle presunte difformità dalle norme vigenti e dal parere dell’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) riguarda i periodi di apertura e chiusura, la caccia a specie in declino, l’utilizzo delle munizioni al piombo, la mancata individuazione delle rotte migratorie, la caccia in deroga alla Tortora dal collare, le forme di caccia e molti altri aspetti per cui la Regione Marche, al pari di altre, ha rischiato l’apertura della procedura d’infrazione dell’Unione Europea.

La caccia all’Allodola, al Combattente, al Moriglione e alla Tortora rappresentano solo l’aspetto più evidente di quella che le associazioni definiscono la mattanza che inizierà il primo settembre. Ma vi sarebbero altri aspetti ancora più deludenti come l’utilizzo delle munizioni di piombo nelle zone umide e lungo i fiumi, nonostante sia scientificamente provato l’alto grado di tossicità del piombo disperso nell’ambiente. Vi è poi l’apertura della caccia anticipata a settembre, con ancora i giovani dell’anno dipendenti dai genitori o la chiusura a febbraio, con già molte specie in periodo pre-nuziale ci fanno capire l’assoluta mancanza di comprensione delle fasi riproduttive dei migratori, ancora una volta sacrificati per gioco e per soddisfare gli appetiti venatori e le lobby degli armieri.

Nonostante tutto ciò, affermano sempre LAC e WWF, la Regione Marche non investe neppure un euro per finanziare i Centri di Recupero della Fauna, fondamentali presidi per la cura e la riabilitazione degli animali rinvenuti feriti, nella maggior parte dei casi di specie protette e colpiti da colpi d’arma da fuoco di bracconieri senza scrupoli.

Confidiamo quindi nei giudici del TAR – sottolineano LAC e WWF – affinché con la loro imparziale lettura del nostro ricorso, possano sospendere la delibera della Giunta Regionale e impedire il perpetrarsi di numerosissime forzature normative e attività in contrasto con le prescrizioni dell’organo scientifico, salvando milioni di esemplari della nostra preziosissima fauna selvatica, ormai sempre più minacciata“.

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