enrico rizzi
GEAPRESS – Una rimostranza, quella avanzata dal legale di Enrico Rizzi, coordinatore nazionale del Partito Animalista Europeo, al Questore di Palermo con la quale, in buona sostanza, si contesta l’atto dal quale sarebbe poi derivata una inibizione all’uso del megafono.

I fatti sono occorsi la mattina di domenica 19 maggio, quando un gruppo di animalisti ha inscenato nella cittadina di Monreale una protesta contro l’Ordinanza comunale che pone alcune restrizioni relative al mantenimento dei cani (vedi articolo GeaPress ). Stante quanto riferito da Rizzi, al momento del raduno, con il tramite dei Carabinieri, sarebbe stata comunicata la decisione del Questore.

Una lunga sequela, tra sentente ed articolo della Costituzione, quella ora avanzata al Questore tramite l’Avvocato Caterina Cardinale. Tutto, però, parte da un assunto di base. Il Questore di Palermo, riporta l’Avvocato Cardinale,  avrebbe fatto riferimento a “strumenti acustici che arrechino disturbo alla quiete dei cittadini …”.

Per Rizzi ed il suo legale, non ci sarebbero stati i presupposti per l’inibizione all’uso del megafono. La manifestatione, sostengono nell’atto prodotto, era indetta a partire dalle 10.30. A loro dire,  però,  come “disturbo” andrebbe inteso l’inquinamento acustico, ovvero, “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”.

Forse nelle decisione del Questore potrebbe avere inciso il particolare luogo ove si è svolta la manifestazione, ovvero a due passi dal Duomo di Monreale. E’ pur vero, però, che Monreale non è proprio ricchissima di ville, giardini ed aree verdi per le quali una “news” dello stesso Comune, aveva annunciato il divieto di introdurre cani. Un fatto questo che aveva scatenato la protesta.

Un nuovo tassello, dunque, in un polemica che forse, proprio in riferimento a ville e giardini, non aveva motivo di esistere. Mentre da un lato il Comune annunciava il divieto e la Polizia Municipale contestava sanzioni, la stessa Ordinanza n. 50, così come pubblicata nell’Albo Pretorio on line (ovvero nello stesso sito della news)  non faceva infatti riferimento ad espliciti divieti per tali aree.

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