falco malta
GEAPRESS – Uno studio pubblicato su Oryx, la rivista scientifica specializzata nei problemi di conservazione, pone nuovamente in cattiva luce il drammatico fenomeno della caccia illegale nell’arcipelago maltese.

Secondo i ricercatori André Raine, Mark Gaucia and Nicholas Barbara, il bracconaggio oltre ad avere un impatto significativo sull’avifauna nidificante nelle isole, ha ormai assunto una dimensione internazionale.

I dati dei monitoraggi compiuti a Malta dal 1920 ad oggi, sono desunti dagli uccelli inanellati all’estero ed uccisi a Malta. In totale sono state analizzate 435 segnalazioni relative a 84 diverse specie provenienti da 36 paesi. La maggior parte dei recuperi di anelli (91,7%) riguardano specie protette e non cacciabili in tutta l’Unione Europea. Una quota significativa riguarda poi le specie che presentano uno stato preoccupante di conservazione.

Si tratta in particolare di uccelli rapaci, il 78,6% dei quali sono stati inanellati quando erano ancora nidiacei o giovani. Il risultato che si ricava evidenzia l’impatto della caccia illegale. Le specie segnalate provenivano in particolare dalla Finlandia, Svezia, Italia, Germania ed anche dalla Tunisia.

Per le specie rare o quelle con piccole popolazioni nidificanti nei paesi interessanti, la caccia illegale, secondo i ricercatori, potrebbe avere un impatto significativo sulla persistenza a lungo termine delle popolazioni europee. Alcune specie, poi, come nel caso dell’Albanella pallida (Circus macrourus) e del Falco sacro (Falco cherrug) potrebbero addirittura risentirne a livello globale.

 

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