Non solo ossa, ma anche i cosiddetti scarti di  macelleria. Un gruppo di ricercatori della Clemson University (Sud Carolina – USA) ha  messo a punto una bioplastica ottenuta da una farina di ossa e carne.
Plastica-mostro dunque, loro la chiamano bioplastica animale.
Non è finita, la farina animale miscelata con polietilene, grazie alla durezza simile a quella del solo polietilene, potrebbe essere impiegata nell’industria per la produzione di sci e di attrezzi sportivi.
Ci sarà un’etichetta a difenderci dall’acquisto cruento?
Le farine animali non si dovevano mettere al bando, dopo la “mucca pazza”, in tutti i paesi occidentali?