cinghiale
GEAPRESS – Polemico comunicato dell’ENPA di Savona in occasione della riapertura della caccia in Liguria. Questo nonostante per ben due volte il calendario venatorio sia stato sospeso prima dal Consiglio di Stato e poi dal TAR.

Hanno lavorato pure il sabato, riporta l’ENPA facendo intendere così una certa premura del  mondo politico verso quello venatorio.  La Giunta regionale ha emanato per la terza volta in pochi giorni un calendario venatorio express per permettere,  di riaprire oggi la caccia ai cinghiali e ridurre quindi i danni all’agricoltura.

Eppure, dove i cinghiali si sono studiati, sembrerebbe emergere una realtà che vede quasi complice il mondo venatorio nella loro proliferazione.

La Protezione Animali savonese segnala, a questo proposito, uno studio francese, durato 22 anni, ha rilevato che le aree dove intensamente viene praticata l’attività venatoria al cinghiale presentano popolazioni selvatiche maggiori rispetto a quelle a minor densità di cacciatori; gli scienziati attribuiscono la causa allo scompenso nella struttura sociale del cinghiale arrecata proprio dalla caccia, che riduce l’età in cui i giovani maschi riescono ad accoppiarsi; inoltre, dopo le falcidie delle cacce autunnali ed invernali, i sopravvissuti hanno a disposizione un quantitativo di cibo maggiore e, meglio nutriti, si riproducono più presto in primavera, generando una discendenza più numerosa.

Il danno si amplifica ulteriormente quando viene uccisa la femmina dominante ed il gruppo di cinghiali, non più tenuto da lei, si disperde e l’estro delle femmine più giovani, o comunque non dominanti, avviene in maniera non più sincrona e più volte l’anno: più cucciolate, insomma. Nel territorio con minor presenza dei cacciatori i cinghiali non solo sono in minor numero ma raggiungono la maturità sessuale più tardi.

Anche un secondo studio condotto in Germania ha provato che la caccia causa una più intensa moltiplicazione degli animali selvatici rispetto alle condizioni naturali, e la conferma arriva addirittura anche dagli ambienti venatori locali:“l’aumentata riproduzione è causata dall’uomo, relazioni sociali disordinate con estri non coordinati e moltiplicazione incontrollata sono da imputare esclusivamente all’esercizio della caccia“, scrive la rivista venatoria “Wild und Hund”.

A peggiorare la situazione locale, i cacciatori (al cui beneficio sono stati liberati negli anni 70 cinghiali maremmani e dell’est, più grossi, prolifici e meno timorosi dell’uomo dei soggetti originari, con solo l’ENPA ad opporsi) li alimentano (i dispositivi, sottolinea l’ENPA, sarebbero pubblicizzati sulle maggiori testate internet venatorie) nelle loro zone di battuta per trattenerli sul territorio  e poterli poi cacciare; con la conseguenza che diventano ancora meno timorosi dell’ uomo associando ad esso il cibo che, se manca come in questi tempi di assenza di castagne per l’epidemia di cinipede, se lo vanno a cercare vicino all’uomo, ovvero attorno agli abitati,come succede da mesi attorno all’ospedale San Paolo.

La soluzione seria quindi è  dare impulso agli studi sui sistemi alternativi al fucile, già avviati in altri paesi ma ovunque ostacolati, o perlomeno non favoriti, da una classe politica, e gran parte dell’ambiente scientifico, interessata a mantenerli oggetti di caccia e quindi sempre numerosi, costi
quel che costi all’ingenuo mondo agricolo. La riprova è che l’ENPA savonese, che lo chiede fin dal 1996 in occasione della sua prima battaglia a difesa dei caprioli, ai presidenti ed assessori provinciali e regionali succedutisi, non ha mai ricevuto neppure una risposta.

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