storno II
GEAPRESS – La Regione Liguria apre la caccia agli storni e molti animali feriti vanno a morire in città. Accade lungo la riviera savonese, dove i volontari della Protezione Animali hanno raccolto diversi volatili, feriti dai fucili sulle alture circostanti, a Vado Ligure e Varazze; sono ora in cura e verranno liberati, se guariranno completamente, a caccia chiusa.

La Protezione Animali, che ha denunciato il caso, sottolinea come la caccia sia stata aperta il mese scorso, sospesa poco dopo dal ricorso al TAR delle associazioni animaliste e riaperta dal TAR stesso fino all’udienza del prossimo 8 dicembre, perché nel frattempo, con tempismo sconosciuto nelle questioni davvero importanti, la Regione aveva accolto alcune delle eccezioni sollevate nel ricorso. La caccia, ora, dovrebbe chiudere il 31 dicembre, dopo aver consentito l’uccisione di 11.000 animali.

Motivo ufficiale, afferma sempre l’ENPA, è stata la protezione dell’olivicoltura dai presunti danni arrecati dagli storni. Per gli animalisti, però, si tratterebbe di una penosa bugia, dal momento in cui la raccolta delle olive è ormai finita ed è andata benissimo, forse anche grazie agli storni, che si cibano prevalentemente delle olive bacate dai vermi, contrastandone quindi la diffusione e favorendo la buona salute dei preziosi alberi. “Se si voleva davvero tutelarli – afferma la Protezione Animali – sarebbe stato logico consentire la caccia a “macchia di leopardo” solo lungo le “fasce” con gli olivi e non su tutto il territorio di ben oltre 180 comuni della Liguria, con il rischio concreto di farli rifugiare nelle città, dove la loro concentrazione può creare qualche problema. Il motivo vero è invece quello di accontentare i cacciatori, o meglio una frangia estrema di alcune centinaia di loro che amano “mitragliare” i gruppi di storni; e che invece allietano tante persone, con le loro evoluzioni crepuscolari nei cieli cittadini, come a Savona alla foce del Letimbro”.

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