Divieto di caccia
GEAPRESS – Considerato che “le disposizioni regionali in questione, entrate in vigore il giorno 25 settembre u.s., sono immediatamente efficaci e direttamente idonee a compromettere irreparabilmente la fauna selvatica, appaiono sussistere i presupposti per sollecitare alla Corte Costituzionale la concessione delle misure cautelari previste dall’articolo 35 della L. 87/1953, come modificato dall’articolo 9 della L. 131/2003“.

In tal maniera si conclude la nota diffusa dal Consiglio dei Ministri che ha deciso l’invio alla Corte Costituzionale della legge regionale della Liguria. In  sintesi, riporta sempre il Consiglio dei Ministri, tale disposizione presenterebbe “aspetti di illegittimità costituzionale” agli articoli 1 e 2. La Regione Liguria, è così accusata di essere andata oltre le proprie competenze contrariamente a quanto previsto dall’articolo 117 della Costituzione.

Sulla vicenda sono ora intervenute le sezioni liguri di  WWF, Lega Abolizione Caccia, VAS, LIPU, ENPA

Per esercitare la caccia occorre, infatti, un atto amministrativo quale il “calendario venatorio regionale” , valido e vigente in base ai principi fissati dalle norme statali. Proprio questo aspetto è stato oggetto di esame del Consiglio di Ministri.

La legge in  questione era stata fortemente criticata dalle associazioni che l’avevano definita  “salva-calendario venatorio”.

Il testo regionale – riporta la nota delle associazioni –  proposto dalla Lega Nord, e che aveva raccolto il sostegno di molti consiglieri regionali di maggioranza, con tanto di dichiarazione finale di urgenza (altro che prevenzione delle alluvioni !) ,  mirava a stabilire il principio che la stagione venatoria può proseguire comunque (in base a generiche regole nazionali), anche quando la magistratura amministrativa dispone sospensioni parziali o totali del calendario venatorio regionale, nel corso di cause instaurate davanti al TAR”.

Su tale presunta forzatura le associazioni ambientaliste LAC, WWF, VAS, LIPU, ENPA avevano inoltrato un dettagliato esposto al Governo. Il tema era stato discusso l’8 ottobre anche durante il  “question time” alla Camera dei Deputati, con una interrogazione a risposta immediata del gruppo SEL al Ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta.

Si vedrà, dunque, dove risiede l’llegittimità. Le associazioni, però, sembrano non avere dubbi: la legge ora rinviata alla Corte Costituzionale, sarebbe uno “scudo farlocco” per provvedimenti che in passato hanno ignorato i pari scientifici obbligatori dell’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale e forzato la normativa statale”.

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