Secondo la Coldiretti i consumatori dovrebbero mangiare più pesce italiano. Il tutto, secondo l’ENPA di Savona, sarebbe stato riferito in coincidenza con il “fish dependance day”. Proclamato da una organizzazione scientifica internazionale, avrebbe altresì riportato che nel caso gli italiani decidessero di mangiare, a partire dal primo gennaio, solo il pesce pescato nei mari nazionali, lo avrebbero già finito il 21 aprile.

Secondo l’ENPA il 65% del pesce presente nelle pescherie e nei ristoranti italiani, proviene dall’estero. Il 75%, poi, riguarderebbe allevamenti. Del resto tutti gli organismi scientifici mondiali (dalla FAO allo World Watch Institute) da anni lamentano come, malgrado un uso di tecnologia sempre più aggressiva, le catture di pesci selvatici siano in declino dal 1999. Il 54% dei 46 stock ittici mediterranei, ricorda sempre l’ENPA di Savona, sono sovra-sfruttati ed un terzo delle specie è addirittura in via di estinzione. Da ricollegarsi a questi disequilibri anche la crescita delle meduse. Per la Protezione Animali è la dimostrazione di come il mare si sta vuotando di tonni, pescispada, squali, pesce azzurro e tartarughe che se ne cibano.

Per questo l’appello giusto sarebbe “italiani mangiate meno pesce!”. Purtroppo si assiste a fenomeni opposti, ovvero alla promozione del consumo di pesce e di altre attività collaterali come il pescaturismo o l’ittiturismo. Poi, anche la pesca cosiddetta sportiva offerta finanche ai bambini delle scuole. Per l’ENPA, invece, si dovrebbe quantomeno iniziare a recuperare le migliaia di reti perdute o abbandonate dai pescherecci ma sempre attive, limitando sia la pesca professionale e soprattutto quella sportiva. Una maggiore tutela della fascia costiera, aumentando ad esempio le aree marine protette e favorendo l’osservazione incruenta e non la pesca degli animali marini.

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