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GEAPRESS – Le accuse rivolte contro il presunto incendiario, divenuto oggetto di misura cautelare di arresto domiciliare, si sono basate sull’esame del DNA  rilevato sugli ordigni incendiari.

Una intensa e complessa attività investigativa, riferisce il Comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato, condotta con l’ausilio del NIPAF e del Comando Stazione di Latina, ha ora portato alla clamorosa svolta. Sarebbero infatti le tracce biologiche rimaste nel nastro adesivo utilizzato per la preparazione dell’ordigno, ad avere portato alla nuova denuncia e ad un possibile collegamento con fatti pregressi . La persona così individuata è stata  accusata del reato di incendio boschivo doloso è per questo divenuta oggetto di  provvedimento cautelare disposto dal G.I.P. del Tribunale di Latina.

I fatti risalgono alla scorsa estate, in particolare nei mesi di luglio e agosto. Due incendi sviluppati in località Le Rose nel comune di Maenza (LT).

Il PM titolare, Dr. Valerio De Luca, della Procura della Repubblica di Latina ha coordinato le indagini protratte per diversi mesi; ben oltre, sottolinea il Corpo Forestale dello Stato, dalla fine della campagna AIB 2013. Ad una prima fase di osservazione che ha riguardato l’area oggetto d’incendio, hanno fatto seguito diverse attività tecniche che hanno permesso di definire il quadro indiziario. Decisivo nello sviluppo delle indagini è stato però il rinvenimento, sul luogo degli incendi, di particolari ordigni costituiti da un fascio di fiammiferi tenuti insieme da nastro adesivo. Su tali ordigni, individuati attraverso il Metodo delle Evidenze Fisiche ed accuratamente repertati, sono state effettuate ricerche di tracce organiche al fine di amplificarne il DNA e che hanno dato esito positivo.

La traccia così individuata, confrontata con quella degli indagati tutti appartenenti alla famiglia dell’arrestato, prelevata da personale CFS, con il fondamentale ausilio di mezzi e personale della Polizia Scientifica della Questura di Latina, ha permesso di avvalorare l’ipotesi secondo la quale l’arrestato ha rilasciato delle tracce biologiche sul nastro adesivo dell’ordigno.

Le motivazioni del gesto vanno ricercate nell’obiettivo di ottenere nuove superfici di terreno da destinare all’esercizio del pascolo.

Il Corpo Forestale sottoliena come il Metodo delle Evidenze Fisiche   permette di ricostruire l’evoluzione di un incendio attraverso lo studio del suo comportamento e delle tracce lasciate, fino alla determinazione del punto di origine, elemento basilare per la determinazione della causa e, conseguentemente, del possibile autore.

Il sospetto della Forestale è quello dell’esistenza di una “strategia”, che potrebbe denotare una pianificazione accurata del nucleo familiare in ordine a questo tipo di attività criminale. Questo alla luce del fatto che già nel 2007 uno dei membri dello stesso nucleo è stato colpito da analoga misura cautelare per lo stesso tipo di reato.

A distanza di sette anni, sarebbe stato accertato lo stesso modus operandi nel provocare gli incendi boschivi in quell’area e medesimo è stato l’esito dell’attività investigativa, dato che anche il precedente arresto avvenne grazie all’analisi del DNA

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