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GEAPRESS – Il Cantone svizzero dei Grigioni chiede al Trentino che gli orsi siano uccisi prima che passino il confine. “Di cosa hanno paura – si chiede Caterina Rosa Marino responsabile  LAC Trentino Alto Adige/Südtirol – forse che  potrebbero contrabbandare biodiversità?”.

Dopo l’abbattimento del povero orso M13, aggiunge nel suo comunicato la LAC Trentino, con il quale la Svizzera ha fatto una pessima figura, gli amministratori del Cantone dei Grigioni non solo non si vergognano di quello che gli animalisti definiscono un “delitto”, ma tornano ora alla carica con un nuovo orso. “Non voglio parlare di Svizzeri – ha aggiunto la Responsabile LAC – perché non credo che la popolazione abbia alcun interesse a condannare a morte un povero orso che ignora i confini di Stato! Molti svizzeri si sono espressi in modo decisamente contrario a quella orrida esecuzione di un animale innocente: un orso che faceva l’orso! Spesso i cittadini, non solo quelli italiani dunque, si trovano ad essere amministrati da persone che procurano imbarazzo, vergogna e disagio agli amministrati“.

La “civile” Svizzera ha alzato il fucile contro un pacifico animale che razziava patate, galline e pecore, se le trovava. “Orrore! – esclama Rosa Marino – Questi sono i mali del pianeta? Un orso che si sveglia affamato dal letargo, cerca di evitare come può di incontrare gli umani che hanno antropizzato ogni centimetro del suo territorio e per colazione mangia quello che trova? Che l’orso mangi è nell’ordine naturale delle cose! Inquinare senza rimedio, depredare il pianeta e svilire l’umanità sono i mali da cui guardarsi! L’orso sarebbe accettato, anche con ingresso illegale, se introducesse in Svizzera gli enormi  introiti della malavita?”

Perché i trentini dovrebbero uccidere gli orsi con intenzioni di viaggio? Gli orsi non sono dei trentini. In realtà gli orsi sono degli orsi.

Quello che chiede la LAC è un percorso di responsabilità, che restituisca a ciascun abitante del Trentino ed europei in generale, l’orgoglio del buon lavoro fatto finora e la volontà di innescare un circuito virtuoso di protezione delle poche aree naturali e selvatiche che ancora resistono con gli animali che miracolosamente vi trovano rifugio.

Invece di agitare forconi, clave e fucili – conclude la Responsabile LAC – come ho visto e sentito da alcune parti, non solo nelle isolate valli svizzere ma anche dalle nostre parti, occorre recuperare la dignità e l’orgoglio di far parte dell’Umanità civile e virtuosa che si fa custode del Creato e non suo massacratore”.

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