GEAPRESS  – “Mortalità anomala“. In tal maniera viene definita dagli esperti dell’Università di Padova e Pavia, la moria di Stenelle striate (Stenella coeruleoalba) che a partire dal 4 gennaio sta interessando le coste tirreniche. In tutto 33 delfini rinvenuti in un tratto di costa compreso tra la Toscana meridionale e la Sicilia. Tutti i litorali delle regioni ivi comprese  sono state interessate dai ritrovamenti.

Un dato che, a detta degli esperti, discorda “pienamente” con la media del periodo. Si dovrebbe infatti registrare un numero non molto oscillante intorno alle 3,8 Stenelle. Questa, infatti, la media registrata nell’arco temporale compreso tra il 1987 ed il 2012. Unico anno discordante è stato il 1991, quando venne registrata una epidemia di Morbillovirus. In quel caso, ben 19 animali vennero trovati nel mese di gennaio. Ad ogni modo, per una eventuale conferma del Morbillovirus, occorre aspettare le analisi. I soggetti ora interessati dalla moria sarebbero però tutti adulti.

La diagnosi potrebbe inoltre essere difficile a causa del fatto che le Stenelle ora rinvenute si presentano in buona parte in cattivo stato di conservazione. Lunghi giorni di permanenza in mare dei corpi senza vita e difficoltà, dunque, per gli esami autoptici. Dagli esami finora conclusi, è però emerso che una Stenella era affetta da Morbillovirus. Un fatto anomalo, visto che l’ultimo evento  si è registrato nel 2011. Per tale motivo, riferiscono sempre gli esperti, la popolazione dovrebbe presentarsi immune, salvo che non si tratti di un soggetto appartenente alla popolazione locale, oppure a gruppi fortemente immunodepressi.

Un fatto, questo, che potrebbe essere giustificato da alti livelli di sostanza inquinante. Un’ulteriore ipotesi sulla quale si attendono conferme, riguarda la possibile area dove si sarebbe innescata  la moria. Dai dati finora rilevati, sembrerebbe che gli animali siano morti  dai tre ai 15 giorni antecedenti il ritrovamento. Diversi gradi decomposizione, dunque, ma i meglio conservati sembrerebbero essere quelli laziali. Un fatto, spiegano gli esperti, che potrebbe giustificarsi con le correnti del basso tirreno nel mese di gennaio. Da sud verso nord, fino all’isola d’Elba. Da qui, le correnti cambiano direzione.

In sei animali spiaggiati, è stato isolato il Photobacterium damselae. Nei pesci, è patogeno. Nei mammiferi, il batterio può provocare sindrome emolitica e lesioni ulcerative. Gli esami sono ora indirizzati nell’isolare l’esatta sottospecie del batterio.

Il documento, firmato dal dr. Sandro Mazzariol e dal prof. Bruno Cozzi dell’Università di Padova e dal prof. Gianni Pavan dell’Università di Pavia, pur rimanendo in attesa di dati definitivi, tende comunque ad escludere cause di natura antropica.

Questo il commento del Ministro dell’Ambiente Clini: “La Rete nazionale di monitoraggio degli spiaggiamenti sta svolgendo un ottimo lavoro di raccordo tra tutti i soggetti coinvolti e di campionamento, ma vogliamo continuare a studiare da vicino questo fenomeno così preoccupante. Attendiamo nelle prossime settimane dati certi che mettano al confronto le conoscenze teoriche sulle correnti marine con i dati meteo-marini degli ultimi mesi e la situazione su eventuali spiaggiamenti avvenuti in Francia e in Spagna, così da ricostruire un quadro complessivo della situazione”.

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